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Monday, January 21, 2008

Dalla parte di Risé e Nicolosi su psicologia e omosessualità

Diffondo l’appello di Fattisentire.net, scaturito dalla vicenda che ha coinvolto il professore Tonino Cantelmi, presidente dell'Associazione psichiatri cattolici, e il quotidiano comunista Liberazione.
Sul tema omosessualità, ho detto la mia in altre occasioni (si veda anche qui, qui e qui). Val la pena sostenere adesso questa iniziativa, volta a contrastare le pressioni ideologiche della lobby gay per sconvolgere l’ordine sociale.
Non mi sottraggo a dare il mio piccolo contributo, anche perché non si possono lasciar soli professionisti seri e competenti come (Joseph Nicolosi e) Claudio Risé che non hanno paura di esporsi per aiutare chi ha tendenze omosessuali indesiderate.

Aggiornamento del 26 gennaio. Prima di dare spazio all’analisi pubblicata su Fattisentire.net, richiamo l’attenzione su un brano del commento lasciato nel blog di Claudio Risé da un lettore. Ineccepibile.
"A me pare che si stia vivendo un paradosso. Se un eterosessuale si scopre una tendenza omosessuale, dovrebbe essere incoraggiato a viverla perchè normale, dando per scontato che sia stata repressa dai codici culturali. Se un omosessuale chiede aiuto perchè vive con disagio la sua condizione dovrebbe essere aiutato invece a superare il disagio e viversi normalmente la sua omosessualità".

Ecco l’analisi di Fattisentire. net
Il fronte contro la legge naturale ha incassato due clamorose e brucianti sconfitte: il referendum per l'abrogazione della legge 40 e lo stop dato dal Family Day del 12 maggio 2007 ai DICO del ministro Bindi. Sta cercando una rivincita e ha individuato come prossimi obiettivi l'eutanasia (nella forma politicamente corretta del testamento biologico) e l'introduzione nel nostro ordinamento del reato d'opinione per chi non approva l'omosessualismo.
Il mese scorso è stato inserito un emendamento "contro l'omofobia" nel "pacchetto sicurezza" presentato dal ministro Mastella, poi ritirato; per "rimediare" all'ennesima sconfitta, la norma contro l'omofobia è stata inserita nel progetto di legge contro lo stalking (persecuzione), che ha ottenuto un corridoio preferenziale che non prevede la discussione in aula parlamentare.
In questo contesto, è assolutamente necessario che esista nel nostro paese - che ha parlamentari bisessuali, gay e transgender, un presidente di regione gay - un "allarme-omofobia", che faccia apparire come necessaria e buona una persecuzione penale degli "omofobi".
E' capitata a fagiolo, quindi, l'inchiesta di un giornalista dell'organo del Partito della Rifondazione Comunista, Liberazione, che ha "scoperto" l'esistenza di professionisti che prestano sostegno a persone con attrazioni omosessuali indesiderate, che in termini tecnici viene definito "terapia riparativa". Niente di violento, prevaricatore, impositivo: semplice accoglimento di un disagio e ascolto della sofferenza che spontaneamente il giornalista ha presentato. Il metodo usato, però, è significativo: il giornalista si è finto omosessuale, ha mentito a chi lo ha accolto e si è fatto carico del suo (finto) disagio. Secondo il giornalista, l'infiltrazione è stata necessaria perché questi pericolosi professionisti agiscono nell'ombra, detto in altri termini: non vogliono cambiare o convertire nessuno, non fanno battaglie, non cercano clamore, chi si rivolge a loro deve essere ben motivato e non è possibile, quindi, che subisca un trattamento indesiderato o che non condivide. A meno che non finga, come il giornalista di Liberazione.
L'infiltrazione come strumento per scoprire ciò che non è occulto non è una novità: nel 2005 Stefano Bolognini, giornalista e pubblicista gay, collaboratore dell'onorevole Grillini, aveva usato lo stesso stratagemma per "scoprire" una realtà talmente nascosta da avere un sito internet, un fascicolo sull'omosessualità pubblicato dalla San Paolo e una serie di incontri mensili di accompagnamento pastorale e umano per persone che soffrono a causa del loro orientamento sessuale. Il clamore della notizie, si sa, non dipende però dai contenuti (anche in questo caso molto poveri) della notizia, ma dall'eco che ne danno i media e dalle conseguenze. L'inchiesta di Bolognini provocò, oltre alla persecuzione dei volontari di cui sopra, una interrogazione parlamentare dell'onorevole Grillini volta a vietare ogni tipo di sostegno alle persone omosessuali non conforme ai canoni dell'omosessualismo.
L'inchiesta di Liberazione – che, come abbiamo visto, capita in un momento politico diverso e più delicato – ha avuto però ben altre conseguenze. A fianco dell'inchiesta il giornale ha ospitato l'intervento del presidente nazionale della maggiore organizzazione omosessualista italiana che chiedeva all'ordine degli psicologi di prendere posizione contro l'ascolto terapeutico di persone con tendenze omosessuali indesiderate; questa richiesta ha avuto l'avvallo di alcune organizzazioni professionali legate ideologicamente orientate. L'esito è stato un lettera del presidente dell'Ordine Nazionale degli Psicologi – immediatamente ripresa dall'Ordine degli Psicologi del Lazio, che ha chiesto un documento ufficiale sulla questione - che, rifacendosi al Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, ha concluso il suo intervento con queste parole: "E’ evidente quindi che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna "terapia riparativa" dell’orientamento sessuale di una persona".
Il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, all'articolo 4, dice testualmente: "Nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnìa, nazionalità, estrazione sociale, stato socioeconomico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità".
Il Presidente dell'Ordine degli psicologi scrive che lo psicologo "non deroga mai" all'art. 4 del Codice, e quindi "non può prestarsi ad alcuna "terapia riparativa" dell’orientamento sessuale". La cosa potrebbe essere motivata solo nel caso in cui gay (cioè persone con tendenze omosessuali accettate e considerate in modo positivo) fossero sottoposti a terapie riparative coatte senza il loro consenso, cosa impossibile e che non è avvenuta nemmeno nel caso del giornalista di Liberazione; in tutti gli altri casi è assolutamente contraddittoria. Tre esempi:
a) "il diritto all'autodeterminazione e all'autonomia di coloro che si avvalgono" delle prestazioni di uno psicologo o di uno psicoterapeuta vale solo per chi prova una omosessualità egosintonica? Chi prova una omosessualità egodistonica (cioè indesiderata) non ha questo diritto? Non può cioè scegliere il terapeuta, il suo orientamento clinico, tipo di terapia?
b) Se un cattolico ha tendenze omosessuali e si rivolge ad un terapeuta perché queste ultime gli causano disagio, lo psicologo può derogare al rispetto di "opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori" imponendogli di accettare come buona l'omosessualità? Può operare "discriminazioni in base alla religione o all'orientamento sessuale del paziente", non rispettando, cioè, la sua fede religiosa solo perché ha un orientamento omosessuale?
c) Se una persona si reca da un terapeuta a causa di bassa autostima, difficoltà di relazione con gli individui dello stesso sesso, una immagine di sé distorta, distimia, il terapeuta può rifiutare il trattamento nel caso in cui questa abbia tendenze omosessuali indesiderate (cioè operando una discriminazione in base all'orientamento sessuale) o può adoperarsi per il superamento del disagio, anche se la terapia avesse come effetto collaterale un cambiamento, una diminuzione o una scomparsa delle tendenze omosessuali indesiderate (dopo averne, ovviamente, debitamente informato il paziente)?
E' evidente, e il contesto in cui è stata fatta lo dimostra, che si tratta di una presa di posizione ideologica, che limita la libertà, senza alcun legame con la realtà dei fatti. Che paese è il nostro, in cui gli psicologi non fanno riferimento alla scienza, ma alla politica e all'ideologia? In cui si vuole vietare un tipo di terapia praticata con successo in tutto il mondo? In cui si permette ad un gruppo di attivisti, che propagandano una ideologia contraria alla ragione e al bene comune, di vietare a dei professionisti della salute mentale di prendere in carico la sofferenza dei loro pazienti? In cui si stabilisce arbitrariamente, per legge, che non esiste una sofferenza legata alle tendenze omosessuali, che non esistono terapie efficaci, né persone che hanno tendenze omosessuali e non si adeguano allo stile di vita gay? Evidentemente, un paese in preda all'irrazionalità e ad un passo dalla dittatura ideologica.
Oltre a ciò, è triste constatare il sempre più evidente declino intellettuale del mondo scientifico, dimentico del suo compito di descrivere la realtà e impegnato nell'inventare una realtà sempre più simile all'utopia politicamente corretta. Facilmente riscontrabile, visto che le prese di posizione del mondo cosiddetto "scientifico" sempre più spesso non sono basate su dati di fatto incontrovertibili, ma su vere e propria menzogne. Non è un fenomeno solo italiano, e non riguarda solo l'evoluzionismo, l'ecologismo ed altri esempi di junk science, scienza spazzatura, ma anche il campo della salute mentale. La deriva ideologica dell'American Psychiatric Association è testimoniata dal libro di due ex dirigenti della stessa associazione (il secondo addirittura presidente emerito): Rogers H. Wright, Nicholas A. Cummings, Desctructive Trends in Mental Health. The Well-Intentioned Path to Harm (Routledge, New York 2005). Questa deriva è stata sottolineata anche dal nuovo presidente dell'APA, Alan Kazdin, che ha più volte sottolineato il principio del suo mandato, riassumibile con la posizione secondo la quale l'APA prenderà posizione o emetterà risoluzioni solamente su questioni riguardanti posizioni esclusivamente scientifiche e sulle quali c'è una adeguata esperienza clinica. Ovverosia, basta ideologia e political correctness, solo scienza.
Un bell'esempio per l'Ordine degli Psicologi Italiani.

Wednesday, January 16, 2008

Santo Padre, se hanno rifiutato Lui…

Giorni fa, qualcuno mi rammentava che il Dio rivelatoci da Gesù è un Padre prodigo (per inciso, è tale il padre della famosa parabola, non il figlio). È un Dio, il nostro, con una particolare predilezione per le pecorelle smarrite. È sempre impaziente di andarle a recuperare, bontà sua. Queste caratteristiche di Dio mi hanno talvolta messo in difficoltà. Oggi è così. “Ma come”, vorrei dirGli, “ti sei fatto crocifiggere anche per coloro che ti offendono, ti calunniano, ti scherniscono? Ami pure costoro e li aspetti fino alla fine?”.
Lo so, ci sono comportamenti ben peggiori di quelli messi in campo contro il Papa in queste ultime ore, ma l’intenzione ha il suo peso. È poi inutile nascondere che il compatimento per i 67 professori della Sapienza e per gli studenti-marionette dei centri sociali si associa in me a tanta rabbia.
Giorni fa, leggevo che uno dei modi con cui il diavolo cercò di dissuadere Gesù dal vivere la sua Passione fu probabilmente racchiuso in questa domanda: “Ma gli uomini meritano il tuo sacrificio?” Si comprende facilmente che questa era una potente tentazione. Potentissima. Pur conoscendo l’ingratitudine e la miseria dell’uomo, Lui invece andò avanti fino in fondo. Per Amore.
Sto esagerando, è vero, la sto facendo troppo drammatica per quattro povere anime che attaccano il Vicario di Cristo, ma, lo dicevo prima, la rabbia esige oggi un tributo, laddove dovrebbe esserci solo la pietas.
Benedetto XVI non ha certo bisogno del mio affetto e della mia solidarietà. Stamattina lo scrivevo comunque ad un amico: dobbiamo sempre ricordare che “un servo non è più grande del suo padrone”. Santo Padre, non si curi della miseria di certi uomini, hanno già fatto tutto il male possibile a Qualcun’altro ben più grande di lei. E ne è uscito vincitore.

Tuesday, January 15, 2008

Sì, il processo a Galilei fu giusto

C’è tanto materiale a disposizione per comprendere cosa fu realmente il caso Galilei. Da parte mia, suggerisco le pagine che Vittorio Messori vi ha dedicato in Pensare la storia, SugarCo, Milano, 2006. Quelle pagine sono disponibili qui, qui e qui, nella precedente edizione del libro per i tipi della San Paolo.

Come tutti, mi sono formato anch’io in una scuola e in un’università dove si insegnano una sfilza di “leggende nere” sulla Chiesa cattolica. È ora di dire le cose come sono! A questo proposito, non fa male ricordare le parole di Leo Moulin, medievista francese:
«Date retta a me, vecchio incredulo che se ne intende: il capolavoro della propaganda anti-cristiana è l’essere riusciti a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza; a instillarli l’imbarazzo, quando non la vergogna, per la loro storia. A furia di insistere, dalla riforma sino ad oggi, ce l’hanno fatta a convincervi di essere i responsabili di tutti o quasi i mali del mondo. Vi hanno paralizzato nell’autocritica masochista, per neutralizzare la critica di ciò che ha preso il vostro posto. Da tutti vi siete lasciati presentare il conto, spesso truccato, senza quasi discutere. Non c’è problema o errore o sofferenza nella storia che non vi siano stati addebitati. E voi, così spesso ignoranti del vostro passato, avete finito per crederci, magari per dar loro man forte. Invece io (agnostico, ma storico che cerca di essere oggettivo) vi dico che dovete reagire, in nome della verità. Spesso, infatti, non è vero. E se qualcosa di vero c’è, è anche vero che, in un bilancio di venti secoli di cristianesimo, le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre. Ma poi: perché non chiedere a vostra volta il conto a chi lo presenta a voi? Sono forse stati migliori i risultati di ciò che è venuto dopo? Da quali pulpiti ascoltate, contriti, certe prediche?»

Riporto di seguito l’Antidoto di Rino Cammilleri pubblicato oggi.
Il papa, invitato a tenere una Lezione all’università La Sapienza di Roma, è stato respinto al mittente da una levata di scudi di 63 (o 67?) professori di quell’ateneo, i quali hanno inalberato il solito Galileo e riesumato la consueta paccottiglia scientista.

Anche chi ha difeso il diritto del papa di parlare, come il filosofo Zecchi («Il Giornale» 14 gennaio 2008) non ha saputo trovare di meglio che perle come questa: il cardinale Bellarmino si sarebbe rifiutato di guardare nel telescopio di Galileo. Ora, a parte il fatto che s. Roberto Bellarmino è Dottore della Chiesa (scusate se è poco) e insegnava astronomia a Lovanio, e che a rifiutarsi di guardare nel cannocchiale erano i colleghi laici di Galileo (quest’ultimo li chiamava sprezzantemente «la piccionaia» dal nome del loro leader, Ludovico Delle Colombe), la moderna epistemologia dice che in quel processo aveva ragione la Chiesa e torto Galileo, perché non era la Chiesa a metter bocca nella scienza ma Galileo a voler fare il teologo.

Il punto è che l’università è un’invenzione della Chiesa che nel XIX secolo i massoni scipparono, facendosela a loro volta scippare dai comunisti nel XX, quando, col Sessantotto, i «baroni» vennero sostituiti da tribuni della plebe che salirono in cattedra a bastonate e «18 politico», nonché «esami collettivi». Ancora oggi, comunque, per un posto «accademico» c’è chi accoltellerebbe la mamma, dato l’ottimo stipendio e il quasi non-obbligo di tenere lezioni.

La casta si autoinveste di infallibilità, spregiando come «non scientifico» ogni scritto che non disponga di migliaia di note a piè pagina e altrettanti titoli di bibliografia, anche se lo scritto in questione consta di tre righe. Sono esperti di Storia della Filatelia nella Prima Metà del XIX Secolo e di Fenomenologia della Comunicazione Tribale nei Paesi Afro-Asiatici quelli che danno la laurea honoris causa a Vasco e/o Valentino Rossi ma non vogliono che il massimo teologo del mondo metta piede in posti pomposamente chiamati La Sapienza. E’ vero, non si può fare di ogni erba un fascio; ma forse sì di ogni squadra & compasso e di ogni falce & martello.

Un’ultima cosa: la pretesa di assoluta autonomia da parte della scienza, inaugurata con Galileo, conduce dritto alla bomba atomica e agli odierni embrioni-chimera. Neanche Galileo ci starebbe (v. il mio «Il caso Galileo», Quaderni del Timone: info@iltimone.org).

Thursday, January 03, 2008

I falsi mea culpa dei darwinolatri e i veri evoluzionisti

Leggo sul sito del Corriere della Sera di ieri: “Quando la scienza confessa: ho sbagliato”. Sottotitolo: “Dalle teorie sull’evoluzione alle differenze tra razze, in rete i mea culpa degli studiosi”. L’articolista annuncia una “gamma di dietro front tra il clamoroso e il simpatico”.
Vuoi vedere, ho pensato ingenuamente, che il quotidiano più venduto in Italia, portavoce, insieme a Repubblica, dell’intelligentsia liberal nostrana, sta facendo un’improvvisa retromarcia sul darwinismo (che è cosa ben diversa dalla teoria scientifica dell’evoluzione)? Vuoi vedere, mi sono detto ancora una volta con ingenuità, che qualche “luminare” della scienza, pregiudizialmente e fanaticamente ateo, è rinsavito sulla strada di Damasco e torna sui suoi passi?
Niente di tutto ciò. Più che clamorosa e simpatica, la sostanza dei dietro front si rivela tanto irrilevante che eminentemente confermativa delle panzane messe in giro dai darwinolatri (brutto ma efficace neologismo coniato da Rosa Alberoni ne Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin, il suo ultimo e appassionato saggio).
Nessuna sopresa, quindi. L’articolista e i ‘ravveduti’ cucinano la loro minestrina con gli ingredienti di sempre (tra cui, la selezione naturale e il razzismo genetico), continuano a spacciare per teoria scientifica un’ipotesi che non è mai stata suffragata da dati e fatti e lasciano ad intendere che la comunità degli esperti sia unanimemente orientata.
La chiusura dell’articolo è poi bizzarra, per non dire una chiara presa in giro: “Che lo scienziato possa cambiare idea e sia in grado di ammetterlo, secondo Dawkins, è un bene. Anzi, gli fa onore […]: «Come saremmo inflessibili, rigidi e dogmatici altrimenti»”. Magari fosse così, magari!

[Aggiornamento del 6 gennaio] Più informazione e meno ideologia darwinista nell’articolo che il Giornale ha dedicato allo stesso argomento.

Segnalo infine l’articolo di Francesco Agnoli, Wallace, l’altro Darwin, pubblicato ieri su Avvenire. Non essendo più disponibile il collegamento diretto alla versione online, riporto l’articolo di seguito, anche se un po’ lunghetto.
Wallace, l’altro Darwin,
di Francesco Agnoli

Quando si parla dell’evoluzionismo, si dimenticano spesso di approfondire il ruolo e le idee di Sir Alfred Russel Wallace , il grande naturalista nato nel Galles nel 1823, considerato il padre della biogeografia, di pionieristici studi sull’urang-utan e sull’uccello del paradiso, oltre che coautore della teoria della selezione naturale, insieme a Darwin. È proprio quest’ultimo, nella sua Autobiografia, a raccontare che Wallace gli aveva inviato un suo scritto contenente le sue stesse identiche considerazioni. Giuseppe Scarpelli, nel suo Il cranio di cristallo (Bollati Boringhieri), aggiunge che «il testo di Wallace aveva straordinarie corrispondenze con quello di Darwin, oltre che nel significato generale e nel modo di investigare il problema, anche per quanto riguardava la concatenazione concettuale e la scelta terminologica».
Effettivamente in tutti i testi di biologia, il nome di Wallace compare accanto a quello di Darwin. Anche due studiosi rigorosamente atei, come Watson e Dawkins, citano spesso il nome di Wallace , e il secondo lo considera, insieme a Darwin, il nume tutelare della sua visione ateistica.
Eppure la storia di Wallace è piuttosto diversa, ed è misconosciuta, specialmente in Italia, dove sono stati pubblicati solo alcuni dei suoi scritti, e per lo più ormai moltissimi anni fa. Tra questi occorre ricordare almeno Esiste un’altra vita?, I miracoli e il moderno spiritualismo, L’origine delle razze umane, Il darwinismo applicato all’uomo.
In tutte queste opere, Wallace , che partiva da una visione dell’esistenza atea e scettica, affronta il mistero dell’uomo con estrema curiosità ed apertura, e, deluso dal determinismo materialista dell’epoca, che negava la dimensione dello spirito e della libertà, arriva sino a sperimentare l’evocazione di spiriti, insieme a eminenti scienziati come madame Curie, criminologi materialisti come Lombroso, e scrittori atei come Conan Doyle.
Soprattutto, Wallace indaga e mette in luce l’originalità dell’uomo, il suo non essere del tutto riconducibile a mera materia in evoluzione. Il suo pensiero è caratterizzato dalla convinzione che «l’immane labirinto dell’essere, che vediamo estendersi ovunque attorno a noi, non sia senza un piano» divino, e che non tutto l’uomo sia spiegabile unicamente con la selezione naturale, quasi fosse una «causa onnipotente ».
In questa sua visione Wallace trova l’appoggio di altri evoluzionisti della prima ora, tra cui quello di alcuni intimi amici di Darwin, da Lyell, ad Herschel, ad Asa Gray, il più grande darwinista americano, tutti propensi ad accogliere sì l’evoluzionismo, ma come processo finalizzato, guidato, e non casuale.
Riguardo all’uomo Wallace sottolinea l’unicità della sua pelle, sensibile, morbida e senza peli, delle sue mani, capaci di straordinarie applicazioni, e aggiunge che «nessun principio dell’ereditarietà, neppure la selezione naturale, può dar ragione del superiore sviluppo cerebrale dell’uomo, ma neppure della stazione eretta, degli organi del linguaggio, dell’abilità manuale, della pelle priva di peli» (G. Scarpelli, p. 133).
A tutt’oggi, oltre cento anni dopo, su molti testi di biologia appena un poco seri si possono leggere affermazioni in perfetta armonia con l’opinone di Wallace : «Non si sa con sicurezza quali spinte evolutive hanno favorito l’ingrandimento dell’encefalo »; quanto alla stazione eretta, la locomozione bipede, la pelle glabra e il cervello più grande, propri dell’uomo, e non della scimmia, la domanda è come mai... e «la risposta è che nessuno lo sa» (Audesirk- Byers, Biologia, vol.I, Einaudi, 2003; sulla derivazione del linguaggio umano dal «linguaggio» animale sono invece molti i linguisti a negare la possibilità di tale passaggio; tra questi il celebre Noam Chomsky e quanti invece sottolineano, come già faceva Wallace , l’assoluta originalità fisica della laringe umana rispetto a quella delle varie specie di scimmie).
Wallace , inoltre, metteva in luce altre due constatazioni interessanti per ogni naturalista.
La prima è che la comparsa della vita e dell’uomo sulla Terra sono «eventi assolutamente unici, spiegabili con la posizione privilegiata del nostro pianeta nella galassia e con una complessa e singolare concomitanza di fattori fisici e chimici» (Scarpelli, p. 134): è in sostanza la stessa idea che va oggi sotto il nome di principio antropico, e che viene sostenuta da fisici e astronomi credenti, per la quale sono tante e tali le condizioni necessarie perché si sviluppi la vita sulla Terra, che non possono essere semplicemente frutto del caso.
Per comprendere l’attualità delle idee di Wallace basti citare brevemente quanto scrive un famoso divulgatore scientifico come Franco Prattico, nel suo Dal caos... alla coscienza (Laterza), dopo aver analizzato i grandi punti di domanda della scienza sulla mente, l’intenzionalità, la coscienza dell’uomo: «Bisogna perciò avere il coraggio di dire, a conclusione di questo viaggio nella storia dell’Universo, che ognuno dei concetti che abbiamo così disinvoltamente usati cela un mistero. E che forse il mistero più profondo è proprio la nostra coscienza... »; mentre poco più avanti, riguardo al linguaggio umano, segno evidentissimo della differenza tra uomo e animale, e strumento principe dell’evoluzione culturale, aggiunge: «Eppure, come per la stazione eretta, l’apparizione del linguaggio articolato sembra configurarsi come un dono del 'caso', una coincidenza fortunata poco spiegabile sulla base di una evoluzione lineare e deterministica: una sorta di ‘scherzo’ della natura».
La seconda constatazione assai interessante di Wallace è che l’uomo «ha tolto alla natura quel potere, che essa esercita su tutti gli altri anima-li, di mutare lentamente ma definitivamente la forma e la struttura esterna secondo i cambiamenti del mondo esterno... Egli compie tutto questo per mezzo del solo intelletto, le cui variazioni lo mettono in grado di mantenersi, anche con un corpo immutato, in armonia con l’universo che muta»: ciò significa che l’uomo, a differenza degli altri animali, non ha necessità di adattarsi materialmente, fisicamente, all’ambiente, perché, essendo dotato dell’intelligenza, è capace di affrontare ogni clima e ogni situazione attraverso la creazione di vestiti, indumenti e strumenti vari. Ciò ne fa, evidentemente, una creatura originale, la più debole e la più inadatta, fisicamente, ma, grazie allo spirito, la più forte, l’unica che si pone di fronte alla natura con capacità di dominarla: il vertice della natura, insomma.
Una simile posizione permetteva a Wallace di non cadere nel razzismo tipicamente vittoriano, in cui invece incapparono molti evoluzionisti, T. Huxley, il «mastino di Darwin», Francis Galton, cugino di Darwin, John Lubbock, allievo di Darwin, e, a tratti, lo stesso Charles Darwin. Mentre il primo, infatti, «cercherà di documentare la presenza di caratteri affini tra uomo di Neanderthal e ottentotti, considerando quest’ultimi come i gradini più bassi della scala delle razze umane», il secondo «si cimenterà in una raccolta di dati statistici allo scopo di quantificare la maggior dignità dell’uomo bianco rispetto al negro» (Scarpelli, p.72).
Wallace invece, rifiutandosi di ridurre l’uomo a materia in evoluzione, da una parte condanna apertamente l’eugenetica, creata dal cugino di Darwin, Francis Galton, e sostenuta da moltissimi evoluzionisti contemporanei, bollandola come una credenza non scientifica, dall’altra sostiene che «la specie umana ha posseduto ab initio l’insieme delle caratteristiche intellettive, etiche, creative che lo contraddistinguono; di conseguenza essa deve essere stata in grado di produrre in alcune situazioni favorevoli, anche in epoche remote, grandi opere artistiche, architettoniche, intellettuali in genere. E dunque i selvaggi odierni, identici a noi anatomicamente e cerebralmente, non vanno considerati come varietà rimaste al palo...» (Scarpelli, p.76). È lo stesso Scarpelli ad aggiungere che il pensiero di Wallace è confermato dai ritrovamenti nel 1879 delle magnifiche pitture rupestri di Altamira e nel 1940 di quelle di Lascaux, entrambe attribuite ai CroMagnon, già 40.000 anni fa provvisti di un volume cerebrale pari al nostro o addirittura superiore.

Thursday, December 27, 2007

Un impressionante dettaglio: l'Anticristo

C’è un personaggio inquietante e apocalittico che Benedetto XVI evoca, a sorpresa, nella recente enciclica “Spe salvi”: l’Anticristo. Per la verità il papa non cita direttamente questo oscuro soggetto che è drammaticamente preannunciato fin dal Nuovo Testamento, ma lo chiama in causa attraverso una citazione di Immanuel Kant che fa una certa impressione rileggere in questi tempi in cui l’Europa sembra in guerra contro la Chiesa, spesso strumentalizzando alcuni gruppi sociali (come gli immigrati musulmani o le donne o gli omosessuali) per sradicare le radici cristiane e per limitare la libertà dei cattolici e della Chiesa. Scriveva Kant: “Se il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore (…) allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un’opposizione contro di esso; e l’anticristo (…) inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull’egoismo). In seguito, però, poiché il cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l’aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose”.

Il Papa sottolinea proprio questa possibilità apocalittica che viene affacciata da Kant secondo cui l’abbandono del cristianesimo e la guerra al cristianesimo potrebbero portare a una fine non naturale, “perversa”, dell’umanità, a una sorta di autodistruzione planetaria, sia in senso morale che in senso materiale (e un tale orrore, peraltro, è oggi nelle possibilità tecniche dell’umanità). Essendo l’enciclica un testo molto rigoroso e ponderato, è da escludere che Benedetto XVI abbia evocato l’Anticristo e la “fine dell’umanità” a caso.

Il suo pensiero peraltro è del tutto lontano da suggestioni millenaristiche, c’è dunque da credere che se richiama questi temi scorga veramente nel nostro tempo un confronto drammatico e mortale fra Bene e Male. Oltretutto già in un’altra recente occasione è stata evocata e ben meditata, in Vaticano, la figura dell’Anticristo. E’ accaduto quest’anno, il 27 febbraio, negli esercizi spirituali predicati al Papa dal cardinale Biffi (immagino che i temi siano stati concordati): si è meditato proprio sulla profezia dell’Anticristo (vedi “Le cose di lassù”, ed. Cantagalli). Biffi ha citato infatti il “Racconto dell’Anticristo” di Vladimir Solovev scritto nella primavera 1900, come avvertimento al XX secolo che era agli albori. In quelle pagine il personaggio apocalittico veniva eletto “Presidente degli Stati Uniti d’Europa” e poi acclamato imperatore romano.

“Dove l’esposizione di Solovev si dimostra particolarmente originale e sorprendente e merita più approfondita riflessione” spiega Biffi “è nell’attribuzione all’Anticristo delle qualifiche di pacifista, di ecologista, di ecumenista”. Praticamente un campione perfetto del politically correct. Ecco le parole di Solovev: “Il nuovo padrone della terra era anzitutto un filantropo, pieno di compassione, non solo amico degli uomini, ma anche amico degli animali. Personalmente era vegetariano… Era un convinto spiritualista”, credeva nel bene e perfino in Dio, “ma non amava che se stesso”.

In sostanza questa figura – l’antagonista di Gesù Cristo – si presenterebbe, secondo un’antica tradizione, con gli aspetti più seducenti, una contraffazione dei “valori cristiani”, in realtà rovesciati contro Gesù Cristo, quelli che oggi carezzano il senso comune. L’Anticristo di questo racconto infatti tuona: “Popoli della terra! Io vi ho promesso la pace e io ve l’ho data. Il Cristo ha portato la spada, io porterò la pace”. Parole in cui molti sentono echeggiare quell’accusa al cristianesimo (che sarebbe causa di intolleranza e conflitti) oggi tanto diffusa. Tuttavia si sbaglierebbe a ritenere che il Papa stigmatizzi solo e semplicemente l’anticristianesimo dilagante a causa del laicismo, sebbene così aggressivo e pericoloso. C’è molto di più nei suoi pensieri. Proprio Ratzinger, da cardinale, in una memorabile conferenza a New York, il 27 gennaio 1988, davanti a un uditorio ecumenico, soprattutto di teologi, citò lo stesso racconto di Solovev esordendo così: “Nel ‘Racconto dell’Anticristo’ di Vladimir Solovev, il nemico escatologico del Redentore raccomandava se stesso ai credenti, tra le altre cose per il fatto di aver conseguito il dottorato in teologia a Tubinga e di aver scritto un lavoro esegetico che era stato riconosciuto come pionieristico in quel campo. L’Anticristo un famoso esegeta!”.

Questo discorso fu ripetuto dal cardinale anche a Roma, davanti a una platea di teologi cattolici. Molti, in quelle platee, trovarono sicuramente “provocatoria” questa citazione, sia pure espressa con la pacatezza tipica di Ratzinger che esorta tutti, sempre, a riflettere. Essa però esprime la consapevolezza dell’attuale pontefice – e prima di lui di Paolo VI e di Giovanni Paolo II – che il pericolo non viene solo dall’esterno, da una cultura avversa e da forze anticristiane, ma anche dall’interno, da “un pensiero non cattolico” che dilaga nella stessa cristianità, come denunciò con parole drammatiche Paolo VI quando arrivò a parlare del “fumo di Satana” dentro il tempio di Dio.

Che nella Chiesa, specialmente negli ultimi pontefici, sia diffusa la sensazione di vivere tempi apocalittici (non necessariamente “la fine dei tempi”, ma forse i tempi dell’Anticristo) appare evidente da tanti loro pronunciamenti. Inoltre fa riflettere, anche in Vaticano, la gran quantità di “avvertimenti” soprannaturali, che vanno in tal senso, contenuti in “rivelazioni private” a santi e mistici e in apparizioni di quesi decenni: in qualcuna di esse si afferma addirittura che l’Anticristo sarebbe un ecclesiastico di questo tempo (un “pastore idolo” che sconvolgerà la vita della Chiesa), ma è un’immagine che molti interpretano come riferita a un “pensiero non cattolico” dentro la Chiesa, fenomeno che in effetti è ben disastrosamente visibile. Dà un quadro ragionato e illuminante di tutto questo padre Livio Fanzaga nel volume, appena uscito, “Profezie sull’Anticristo” (Sugarco). Un quadro prezioso per comprendere il senso e la preoccupazione di tanti interventi pontifici. Angosciati sia per le sorti della fede che per le sorti dell’umanità.

La particolare attenzione della Santa Sede all’Italia è dovuta al fatto che qui il peso dei cattolici ha dato – come ha sottolineato il Papa stesso - il segnale di una inversione di tendenza rispetto alle devastazioni anticristiane e nichiliste del resto d’Europa. La Chiesa cioè scommette sull’Italia per riportare l’Europa alle sue radici cristiane e alla fede. Per questo allarma fortemente che in questi giorni, nel Palazzo della politica, si tenti di soppiatto – con la connivenza di alcuni cattolici – di reintrodurre un “reato di opinione riferito alla tendenza sessuale” (come lo definisce “Avvenire”) che apre la strada alla “demoralizzazione” del Paese e domani potrebbe fortemente minacciare la stessa libertà della Chiesa di insegnare la sua morale. Oltretutto tale limitazione alla libertà di pensiero e di parola viene pretesa in nome di un’ideologia libertaria, paradosso che fa riflettere amaramente oltretevere, dove questi scricchiolii sono percepiti come pericolosi avvertimenti prima di un possibile crollo.

di Antonio Socci, su Libero dell’8 dicembre 2007

Sullo stesso argomento e dello stesso autore si veda Un mistero che allarma il Papa.

Thursday, November 22, 2007

«Il nuovo ateismo è a senso unico»

Michel Onfray, in Francia, più che come filosofo è noto come ateo militante (anzi, «ateo di servizio», come lui stesso si definisce). Passa da una conferenza a un talk show, in una girandola di occasioni pubbliche in cui diffonde un’accattivante filosofia edonista e libertaria, così facilmente recepibile da essere accusato di dispensare le stesse ricette di felicità che si possono trovare su Cosmopolitan. In Italia una sua versione meno brillante potrebbe essere Pierluigi Odifreddi, definito da alcuni come un «matematico da festival».
Sono figure nuove, alfieri di una violenta propaganda antireligiosa. René Rémond, lo storico e politologo francese da poco scomparso, nel suo ultimo libro (Il nuovo anticristianesimo, intervista con Marc Leboucher, ed. Lindau, pagg. 125, euro 13) non sottovaluta il fenomeno, e ribatte alle accuse, analizzandole a una a una. La più rovente è riassunta con efficacia dal titolo di un’intervista rilasciata dal filosofo: «Il cattolicesimo ci rende la vita impossibile». La fede in Cristo, dice Onfray, esalta il sacrificio e la sofferenza, promettendo un inesistente compenso oltremondano; intanto impedisce all’uomo di perseguire il suo scopo più naturale, la felicità ora e qui. A questa colpa ne aggiunge subito un’altra, quella di ostacolare la scienza e persino l’uso libero della ragione, pretendendo di limitare la ricerca scientifica.
Del resto l’inimicizia tra fede e scienza risale ai tempi di Newton e Galileo, e rivela l’anima nera, aggressiva e fomentatrice di odio, del cristianesimo come di qualunque altra religione. Chi si ritiene possessore della verità, difficilmente può rispettare l’esistenza di altre verità relative, che vede come minacciose. Le religioni, soprattutto quelle monoteiste, portano con sé il germe antico del fanatismo e dell’intolleranza: «Gli oltremondi - scrive Onfray nel suo Trattato di ateologia - mi sembrano subito contromondi inventati da uomini stanchi, sfiniti, essiccati dai ripetuti viaggi tra le dune o sulle piste pietrose arroventate. Il monoteismo nasce dalla sabbia». La laicità sarebbe quindi uno spazio assediato da visioni del mondo arcaiche, intrinsecamente antimoderne, e garantito nella sua genuina purezza solo dall’ateismo.
Rémond risponde punto per punto; contesta un modello di felicità concepito come puro appagamento dei desideri individuali, e confuta con pacata ragionevolezza le accuse rivolte ai cristiani. Perché va detto che la nuova polemica antireligiosa non colpisce tutti i monoteismi «nati dalla sabbia» con la stessa acredine: incrociandosi con le autocensure nei confronti dell’Islam, con l’imbarazzo storico nei confronti dell’ebraismo, e - soprattutto - con la politica, si concentra sulla Chiesa cattolica. In una recente intervista, il cardinale Camillo Ruini avanza una sua spiegazione: ai laicisti piace la Chiesa che perde, non quella che vince. Se la Chiesa è sotto tiro, insomma, è per via della sua ritrovata centralità e capacità di attrazione: «Meglio contestata che irrilevante», è la significativa sintesi dell’ex presidente della Cei.

Luca Volontè, in un libro appena uscito, Furore giacobino (Aliberti editore, pagg.
349, euro 18,50), offre un’esauriente panoramica degli attacchi sferrati contro il mondo cattolico sulla stampa italiana, negli ultimi due anni. Il conflitto si addensa soprattutto intorno ai temi eticamente sensibili - statuto dell’embrione, eutanasia, procreazione assistita, famiglia - ma assume quasi sempre toni aggressivi nei confronti della Chiesa e dei suoi membri più esposti. Il libro ha il merito di rendere evidente come il dibattito pubblico tra laici e cattolici si sia, negli ultimi tempi, irrigidito e ideologizzato. La grande stampa tende a deformare le posizioni della Chiesa, a selezionare solo ciò che può tornare utile alla polemica, ignorando il resto.
Nel mondo cosiddetto laico esiste una censura, pochissimo laica, che oscura non tanto (o non soltanto) le opinioni, quanto le informazioni. Bastano pochi esempi: nessuno, sul Corriere o La Repubblica, ha mai spiegato che la ricerca sulle cellule staminali ottenute dalla vivisezione degli embrioni ha fallito i propri scopi terapeutici, oppure che la pillola abortiva Ru486, che si vorrebbe introdurre in Italia, ha già prodotto 15 morti. Ma gli esempi sono infiniti, e basta scorrere le pagine di Volontè (che fra l’altro è capogruppo dell’Udc alla Camera) per rendersene conto. Al lettore resta da giudicare se si tratti di vero «furore giacobino», o se abbia ragione il cardinale Ruini, e la manipolazione delle notizie, come la violenza di alcune invettive, siano un indiretto tributo a una Chiesa non più perdente.

di Eugenia Roccella, il Giornale, 22 novembre 2007

Tuesday, October 30, 2007

I martiri cattolici del satanismo marxista

Grazie a Pensare la storia di Vittorio Messori, mi era noto ciò che accadde ai religiosi cattolici nella Spagna comunista dei primi anni Trenta del ’900. A commento della beatificazione di quasi 500 martiri spagnoli, ho trovato l’articolo che segue dell’ottimo Antonio Socci. Anche questa volta, mi si è accapponata la pelle. Vicende drammatiche e disgustose come quelle descritte nell’articolo, che vedono in veste di carnefici non solo i comunisti spagnoli, esigono la preghiera, ma possono suscitare anche cattivi pensieri. Fra le altre cose, mi sono venuti in mente i tanti atei-liberali-laicisti-anticlericali di cui è piena pure Tocqueville. Sono solo dei poveracci in difficoltà, lo so, eppure quando mi capita di leggere le castronerie che scrivono contro il Santo Padre e la Chiesa … Poi, ricordo che il cristianesimo impone di contrastare le idee errate e pericolose, ma di rispettare pur sempre le persone che le pronunciano. Va bene. Passo la parola a Socci.

LA LEZIONE DEL 28 OTTOBRE…

Il 28 ottobre prossimo in Vaticano saranno beatificati 498 martiri della feroce persecuzione religiosa esplosa in Spagna dopo il 1931 e specialmente fra il 1934 e il 1936. Una cerimonia di massa di tali proporzioni non ha precedenti. Aveva cominciato Giovanni Paolo II beatificando nel 1987 tre suore carmelitane che erano state crudelmente massacrate per le strade di Madrid. Poi papa Wojtyla celebrò altre undici cerimonie di beatificazione per un totale di 465 martiri spagnoli. Domenica prossima saranno dichiarati beati 2 vescovi, 24 preti, 462 religiosi e religiose, 2 diaconi, 1 seminarista e 7 laici, tutti vittime di quella persecuzione. Sarà l'occasione per conoscere una delle più sanguinarie tempeste anticristiane scatenate nell'Europa del nostro tempo ad opera dei rivoluzionari repubblicani (una miscela di comunismo, socialismo, anarchia e laicismo). "Mai nella storia d'Europa e forse in quella del mondo" ha scritto Hugh Thomas "si era visto un odio così accanito per la religione e per i suoi uomini". Chiese e conventi (con una quantità di opere d'arte) furono incendiati e distrutti. In pochi mesi furono ammazzati 4.184 sacerdoti, 13 vescovi, 2.365 religiosi, 283 suore e un numero incalcolabile di semplici cristiani la cui unica colpa era portare un crocifisso al collo o avere un rosario in tasca o essersi recati alla messa o aver nascosto un prete o essere madre di un sacerdote come capitò a una donna che per questo fu soffocata con un crocifisso ficcato nella gola.

Molti vescovi o sacerdoti sarebbero potuti fuggire, ma restarono al loro posto, pur sapendo cosa li aspettava, per non abbandonare la loro gente. Non colpisce solo l'accanimento con cui si infierì sulle vittime, inermi e inoffensive (per esempio c'è chi fu legato a un cadavere e lasciato così al sole fino alla sua decomposizione, da vivo, con il morto).

Ma colpisce ancora di più la volontà di ottenere dalle vittime il rinnegamento della fede o la profanazione di sacramenti o orribili sacrilegi.
Qua c'è qualcosa su cui non si è riflettuto abbastanza. Faccio qualche esempio. I rivoluzionari decisero che il parroco di Torrijos, che si chiamava Liberio Gonzales Nonvela, data la sua ardente fede, dovesse morire come Gesù. Così fu denudato e frustato in modo bestiale. Poi si cominciò la crocifissione, la coronazione di spine, gli fu dato da bere aceto, alla fine lo finirono sparandogli mentre lui benediva i suoi aguzzini. Ma è significativo che costoro, in precedenza, gli dicessero: "bestemmia e ti perdoneremo". Il sacerdote, sfinito dalle sevizie, rispose che era lui a perdonare loro e li benedisse. Ma va sottolineata quella volontà di ottenere da lui un tradimento della fede. Anche dagli altri sacerdoti pretendevano la profanazione di sacramenti. O da suore che violentarono. Quale senso poteva avere, dal punto di vista politico, per esempio, la riesumazione dei corpi di suore in decomposizione esposte in piazza per irriderle? Non c'è qualcosa di semplicemente satanico?

E il giovane Juan Duarte Martin, diacono ventiquattrenne, torturato con aghi su tutto il corpo e, attraverso di essi, con terribili scariche elettriche? Pretendevano di farlo bestemmiare e di fargli gridare "viva il comunismo!", mentre lui gridò fino all'ultimo "viva Cristo Re!". Lo cosparsero di benzina e gli dettero fuoco. Qua non siamo solo in presenza di un folle disegno politico di cancellazione della Chiesa. C'è qualcosa di più.
A definire la natura e la vera identità di questo orrore ha provato Richard Wurmbrand, un rumeno di origine ebraica che in gioventù militò fra i comunisti, nel 1935 divenne cristiano e pastore evangelico, quindi subì 14 anni di persecuzione, molti dei quali nel Gulag del regime comunista di Ceausescu.

Anch'egli aveva notato – nei lager dell'Est – questo oscuro disegno nella persecuzione religiosa. In un suo libro scrive: "Si può capire che i comunisti arrestassero preti e pastori perché li consideravano contro rivoluzionari. Ma perché i preti venivano costretti dai marxisti nella prigione romena di Piteshti a dir messa sullo sterco e l'urina?
Perché i cristiani venivano torturati col far prendere loro la Comunione usando queste materie come elementi?". Non era solo "scherno osceno".
Al sacerdote Roman Braga "gli vennero schiantati i denti uno ad uno con una verga di ferro" per farlo bestemmiare. I suoi aguzzini gli dicevano: "se vi uccidiamo, voi cristiani andate in Paradiso. Ma noi non vogliamo farvi dare la corona del martirio. Dovete prima bestemmiare Iddio e poi andare all'inferno".
A un prigioniero cristiano del carcere di Piteshti, riferisce Wurmbrand, i comunisti ogni giorno ripetevano in modo blasfemo il rito del battesimo immergendogli la testa nel "bugliolo" dove tutti lasciavano gli escrementi e costringevano in quei minuti gli altri prigionieri a cantare il rito battesimale.
Altri cristiani "venivano picchiati fino a farli impazzire per obbligarli a inginocchiarsi davanti a un'immagine blasfema di Cristo".

Si chiede Wurmbrand, "cos'ha a che fare tutto ciò con il socialismo e col benessere del proletariato? Non sono queste cose semplici pretesti per organizzare orge e blasfemie sataniche? Si suppone che i marxisti siano atei che non credono nel Paradiso e nell'Inferno. In queste estreme circostanze il marxismo si è tolto la maschera ateista rivelando il proprio vero volto, che è il satanismo".

In effetti il libro di Wurmbrand s'intitola "Was Karl Marx a satanist?" ed è stato tradotto in italiano dall' "editrice uomini nuovi" col titolo "L'altra faccia di Carlo Marx". L'autore si spinge, indagando negli scritti giovanili di Marx e nelle sue vicende biografiche, fino a ritenere che trafficasse con sette sataniste. Peraltro nel brulicare di sette e società esoteriche di metà Ottocento sono tante le personalità che hanno avuto strane frequentazioni. E su Marx anche altri autori hanno fatto ipotesi del genere. Wurmbrand sostiene soprattutto che la filantropia socialista non era l'ispirazione vera di Marx, ma solo lo schermo, il pretesto per la sua vera motivazione che era la guerra contro Dio. Realizzata poi su larga scala con la Rivoluzione d'ottobre e quel che è seguito (nei regimi comunisti fatti, correnti, episodi e personaggi che portano in quella direzione sono chiari).

Sul satanismo non so pronunciarmi, ma gli effetti satanici dell'esperimento marxista (planetario) sono sotto gli occhi di tutti anche se rimossi clamorosamente dalla riflessione pubblica: la più colossale e feroce strage di esseri umani che la storia ricordi e la più vasta guerra al cristianesimo di questi duemila anni. Siccome capita di sentir formulare, in ambienti cattolici, giudizi indulgenti sugli "ideali dei comunisti", che sarebbero poi stati traditi nella pratica o mal tradotti, è venuto il momento di definire una buona volta la natura satanica dell'ideologia in sé e di tutto quel che è accaduto.
Visto che un grande filosofo come Augusto Del Noce da anni ha dimostrato quanto l'ateismo sia fondamentale nel marxismo e niente affatto marginale o facoltativo. La tragedia spagnola, su cui il popolo cristiano non sa quasi niente (e che fu perpetrata anche da altre forze rivoluzionarie e laiciste) dovrebbe far riflettere, se non altro per le proporzioni di quel martirio.

Da Libero del 21 ottobre 2007

Altri articoli sull’argomento si possono leggere qui.

Tuesday, August 21, 2007

Bisessualità: Veronesi e Pannella perdono altre occasioni per zittire

Su il Giornale di oggi: Fare figli è roba vecchia, fuori moda. L’ultima perla è del duo Marco Pannella-Umberto Veronesi. Lo scienziato sostiene che «la bisessualità è il futuro del genere umano», il leader radicale sorride soddisfatto e annuncia: «Basta procreare come bestie, basta con questo militantismo organizzato che vuole il matrimonio, poi i figli... La riproduzione animale non è più una necessità». (...)

Ho fatto una ricerca su Google sulle gag del neonato duo comico. Ecco i risultati:

«La pigrizia riproduttiva dell'Occidente». Veronesi prospetta un futuro bisessuale

Veronesi: «L'umanità sarà bisessuale», dal Corriere della Sera.

Thursday, July 19, 2007

Preti pedofili, un affare d’oro per avvocati e assicurazioni

La transazione per l’astronomica cifra di 660 milioni di dollari che ha chiuso una serie di cause civili contro l’Arcidiocesi di Los Angeles per casi di veri o presunti abusi sessuali compiuti da sacerdoti contro minorenni merita qualche commento che parta da una conoscenza realistica del sistema legale americano. È anzitutto ipocrita parlare di 660 milioni versati «alle vittime».
Una parte cospicua della somma è destinata a coprire le spese legali. Inoltre, la maggioranza delle persone che ha agito contro l’Arcidiocesi ha sottoscritto con i propri studi legali - di solito sempre gli stessi, ormai specializzati in questo tipo di cause - patti di quota lite (contingency), cioè accordi in virtù dei quali gli avvocati non si fanno pagare per rappresentare i clienti, ma intascano poi in caso di transazione o di successo una percentuale importante (spesso il 50 per cento) di quanto al cliente spetta a titolo di risarcimento. I patti di quota lite - che il decreto Bersani ha introdotto anche in Italia, e contro i quali hanno a lungo protestato gli Ordini degli avvocati - sono per definizione segreti e si prestano a evidenti abusi. Ma è pressoché certo che almeno la metà, e forse ben di più, dei famosi 660 milioni sono finiti non alle vittime ma nelle casse di un piccolo numero di voraci avvocati.
È anche vero che le decisioni sulle transazioni in casi di richieste di risarcimento per abusi sessuali sono ormai prese non dalle istituzioni religiose attaccate ma dalle compagnie di assicurazione. Queste ultime assicurano le istituzioni religiose contro il rischio di pagare danni per casi di abuso sessuale anche verificatisi molti anni prima della stipula della polizza. Le assicurazioni pagano una parte consistente di questi risarcimenti, ma gestiscono le transazioni e qualche volta preferiscono pagare senza discutere per poi alzare i premi, già tutt’altro che modesti, che ormai tutte le organizzazioni religiose, scolastiche e sportive degli Stati Uniti pagano per assicurarsi contro il rischio di catastrofi economiche che seguono accuse di abusi sessuali.
Lo schema - illustrato in una serie di studi del sociologo Philip Jenkins - vede dunque in campo due attori principali che restano poco noti al pubblico: le società di assicurazione, che pagano una buona parte dei risarcimenti (e si rifanno alzando i premi) e gli studi legali specializzati, che incassano il grosso delle somme. Né le une né gli altri sono particolarmente interessati all’accertamento della verità. Per questo, le somme astronomiche di cui si parla - e si parlerà ancora, perché il caso di Boston su cui si sta ancora trattando non è molto più piccolo di quello di Los Angeles - in realtà ci dicono poco sulla questione dei preti pedofili, anche se sono utili a chi vuole attaccare la Chiesa con titoli sensazionali. La realtà rimane quella descritta dal rapporto del John Jay College del 2004, il più autorevole studio sul tema. In cinquantadue anni i preti americani accusati di pedofilia sono stati 958, quelli che hanno subito una condanna penale 53. Troppi: anche un solo prete pedofilo è uno di troppo, e basta a giustificare la linea di tolleranza zero di Papa Benedetto XVI sul punto e le scuse del cardinale Mahony. Ma i dati veri sono questi.

(di Massimo Introvigne, il Giornale, 19 luglio 2007)

Thursday, June 28, 2007

«Così si diffama un cardinale»

V’interessa sapere come si monta un presunto scandalo sessuale che coinvolga la Chiesa, una di quelle storiacce di pedofilia che mandano in brodo di giuggiole Michele Santoro? Seguitemi, e ve lo spiego. Il 25 marzo intervisto su questo giornale Bruno Zanin, l’attore che interpretò Titta Biondi nell’Amarcord di Federico Fellini. Una persona seria, mite, con una storia personale sconvolgente. Lontano 400 chilometri da casa, in un seminario del Piemonte dove i suoi, contadini veneti poverissimi, l’avevano mandato a frequentare la terza media, fu violentato da un prete, un missionario di ritorno dal Sudamerica per un periodo di convalescenza. Una storia vera – questa – drammaticamente vera: di recente ho rintracciato il nome del sacerdote pedofilo, che era stato a sua volta stuprato da bambino. S’è suicidato nel 1989 in Venezuela, forse schiacciato dal peso dei suoi peccati. Una morte in qualche modo evangelica: «Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare» (Marco 9, 42). Se l’era messa da solo, la macina. L’ho comunicato io a Zanin, che ha dimostrato una compostezza esemplare, «forse perché per me quel tale prete era già morto, l’ho ucciso dentro di me migliaia di volte e altrettante volte ho provato una gran pena per lui, sempre in bilico, sempre combattuto...».

L’intervista con l’ex attore era stata linkata in parecchi siti Internet, insomma ha fatto il giro del mondo. E così mi è giunta da Regina, città del Canada, 180.000 abitanti, una mail firmata con tanto di nome e cognome. Me l’ha scritta un signore che, dopo aver letto Il Giornale in Rete, aveva chiesto a una cugina di spedirgli dall’Italia il libro autobiografico di Zanin, Nessuno dovrà saperlo. «Sono italo-canadese (mezzo veronese, un quarto udinese, un quarto padovano)», si presentava, «mi scuso per italiano così scolastico, ma io sono nato qui e a parte tre anni studente in teologia a Roma (Collegio Capranica) faccio mio meglio per praticare la buona lingua di Dante». Dopodiché mi spiegava che avrebbe «comprato all’istante un fucile per andare a Roma in Vaticano e uccidere un alto prelato che anche a me ha rovinato la vita come a Bruno Zanin». Ed entrava nei dettagli: «L’altissimo uomo della Curia vaticana mi ha abusato per tre anni come se io fossi una sua creatura di piacere e basta. Ero il più bravo e diligente studente di latino, greco, teologia, esegesi e a 15 anni appena arrivato da seminario di Toronto quel prete che era semplicemente vicedirettore mi ha sedotto e portato ad esaudire ipso facto ogni piccolo capriccio e fantasia sessuale che gli passava per la testa. Oggi sono in cura coatta psichiatrica perché maniaco sessuale-predatore con tendenze verso adolescenti maschi». Da pelle d’oca.

Senonché più avanti nel racconto gli erano sfuggite (sfuggite?) le iniziali di questo cardinale che «se la spassa agli alti vertici della politica vaticana, certamente del mio malessere, del mio naufragare io credo non gli frega niente». Mi sono messo a indagare e, con mia grande sorpresa, ho scoperto che uno solo, fra i 183 cardinali del Sacro collegio, ha quelle iniziali. Anche invertendo l’ordine di nome e cognome, non c’era possibilità di equivoco. La circostanza mi ha arrecato un qualche turbamento: si tratta di uno dei più stretti collaboratori di Papa Ratzinger. Ma c’è voluto poco per accorgermi che la biografia di questo cardinale era assolutamente incompatibile con una sua presenza all’Almo Collegio Capranica negli anni in questione.

L’ho fatto presente al mio corrispondente canadese, chiedendogli ragione di questa clamorosa discrepanza. Mi ha subito risposto: «Sono qui a correggere un errore di trascrissione di data, non era 63/67 ma il 73/76, sono lievemente dislessico. Ed è esatto il nome del prelato, era mio professore (...) All’Almo Collegio aveva una sua stanza messa a disposizione dal Cardinale Protettore perché faceva anche a lui da collaboratore-segretario (...) Perché Dio vede e tollera queste abberazioni?». Non che il cambio di date mutasse qualcosa: nel curriculum del cardinale non v’era traccia di questo incarico. Pur perplesso per la disinvolta correzione di tiro (ma come, dici che ti violentava e non ti ricordi in che anno?), gli ho risposto: «Cercherò di saperne di più. Magari è questo che Dio, il quale vede ma non tollera, s’aspetta da un giornalista».

Non l’avessi mai fatto! «Lei crede forse che sono milantatore?», ha replicato stizzito l’italo-canadese. Evidentemente s’aspettava che prendessi per oro colato il suo racconto, e magari che glielo pubblicassi incorniciato in prima pagina, sotto la testatina «La storia», come usa oggidì nei giornali. Mi ha intimato: «Guardi qui sotto, ne avrà conferma, la regola è non dare scandalo, non farsi scoprire, non rendere pubblico il proprio privato». Conferma? Seguiva il link di un sito Web avente per suffisso «tk», che sta per Tokelau, arcipelago corallino di 1.500 abitanti in mezzo al Pacifico, nella Polinesia, vicino alle isole Samoa. Accidenti, o tutti i preti sporcaccioni del mondo si sono rifugiati lì, beati loro, oppure la fantasia del diavolo davvero non ha confini, mi sono detto.

Ho cliccato sull’indirizzo con comprensibile riluttanza. Mi sono uscite in rapida sequenza tre finestre di Explorer con annunci senza capo né coda, il primo dei quali era: «Laudetur Iesus Christus... et Prudentia. Venerabilis è moderato... is moderated... est modéré» e l’ultimo: «La Fraternità sacerdotale Venerabilis non condivide la cultura gay attuale diffusa dai tanti gruppi gay e dai mass-media ostili alla Chiesa Cattolica Romana. La Fraternità Venerabilis sarà sempre PER e CON la Chiesa Cattolica Romana e dalla parte del Vicario di Cristo in Terra, Sua Santità Benedetto XVI. Diciamo NO alla strumentalizzazione e alla ricuperazione dei sacerdoti gay dal lobbying gay e dalle logge massoniche». Roba da legge 180. Vi risparmio la descrizione dell’immondizia che ho trovato dentro il sito. Ce n’era per l’intera gerarchia vaticana, fino all’ultimo dei cerimonieri pontifici, e con tanto di foto. Niente male per un sito moderato, moderated, modéré.

Nella home page faceva bella mostra una foto del Pontefice con l’esortazione «Orate pro eo!». L’orologio scandiva l’ora di «Vatican City» e sotto c’era persino la bandiera giallobianca, sormontata dalle chiavi di Pietro, che garriva al vento. Il tutto per la gioia di Eoliano, «sacerdote molto dotato» che cercava «seminaristi estimmatotori esperti», di Mik che si accontentava di «prete o sacerdote maturo in Calabria» (evidentemente pensa che si tratti di due figure diverse: le vuol provare proprio tutte) e altri squinternati del genere.

Per concludere, martedì scorso ne ho finalmente saputo di più sull’illustre porporato che avrebbe traviato seminaristi in anni lontani: mai avuto niente a che fare con l’Almo Collegio Capranica. Il quale nel 2007 può dunque celebrare in serenità il 550° di fondazione preservando intatta la propria reputazione. Nell’albo d’oro del Capranica, dove studiarono Benedetto XV e Pio XII, il nome del cardinale ingiustamente diffamato non figura né come allievo, né come insegnante, né come convittore, né come collaboratore-segretario. Accertato senz’ombra di dubbio.

Per cui il «maniaco sessuale-predatore» sarà anche dislessico, ma le bugie riesce a scriverle benone. Se impara anche a raccontarle davanti a una telecamera, una comparsata ad Annozero non gliela negheranno di sicuro.

(Stefano Lorenzetto, il Giornale, 23 giugno 2007)

Wednesday, June 20, 2007

Egemonia culturale

Rino Cammilleri, nel suo sito, osserva:

Volete sapere cos’è una egemonia culturale? Un esempio sarà meglio di cento discorsi. Ricordate il rapimento delle due Simone, della Sgrena, di Mastrogioacomo? E come potreste non ricordare, visto il battage quotidiano - che dico? - a cadenza oraria con cui i tiggì ci tenevano col fiato sospeso?
Viste le prime pagine, tutti i giorni, i porta-a-porta, i talkshow, le gigantografie sul Campidoglio, le dichiarazioni preoccupate dei big e dei leader, le manifestazioni e i cortei? Viste le accoglienze trionfali, in diretta, coi ministri alla scaletta dell’aereo?
Riscatti miliardari, funzionari uccisi, incidenti diplomatici, nulla ci fu risparmiato. Invece, per padre Bossi, il missionario rapito dai guerriglieri islamici nelle Filippine, silenzio.
E’ chiaro adesso cos’è un’egemonia culturale?

Monday, May 21, 2007

Preti efebofili: i laicisti soccorrono la Chiesa

L’inchiesta della BBC sui sacerdoti cattolici coinvolti in casi di efebofilia, con annesso getto di fango su Benedetto XVI, è argomento che tira forte in questi giorni, anche su Tocqueville. La cosa non deve sorprendere. Era più che naturale che i tanti nemici della Chiesa cogliessero la palla al balzo, dando grande visibilità al filmato dell’emittente britannica. Dopo gli attacchi dei media USA, ecco quindi arrivare quelli dei media d’oltre Manica (ricordo che il Guardian, giornale della sinistra radical-chic, ha recentemente tirato fuori lo stesso ‘scoop’). Lor signori stiano comunque tranquilli, perché Santa Romana Chiesa sopravviverà. Da duemila anni, c’è chi tenta di ridurla al silenzio, di negarle la missione di vera e unica rappresentante della verità evangelica, di ridimensionarne la capacità di attrazione delle masse, ma, grazie al sostegno del suo ‘sponsor nascosto’, non c'è mai riuscito e mai ci riuscirà.
Premesso questo, va però detto che la denuncia della BBC, e il clamore che ha suscitato, sono legittimi e, soprattutto, salutari per la Chiesa.
Anche se il fenomeno non ha le proporzioni denunciate, anche se sono tante le castronerie che si vanno scrivendo per dar sfogo al livore anticattolico, va riconosciuto che il fatto grave di cui si accusa la Chiesa, purtroppo, si verifica (non mi riferisco al caso specifico dei preti che commettono abusi, quanto a quello di una gerarchia ecclesiastica che ha chiuso spesso un occhio, se non entrambi). E’ vero, i ministri di Dio sono uomini e quindi peccatori come tutti, ma la Chiesa non può permettersi di tollerare simili nefandezze al suo interno. La Chiesa di Benedetto XVI deve continuare a fare pulizia e vigilare sempre. Ben venga quindi che i laicisti anticattolici abbiano a cuore la sua purezza!
Concludo segnalando questo post e una serie di articoli che possono aiutare a mettere ordine nel marasma generato dalla disinformazione anticattolica.

Aggiornamento: consiglio la lettura di questo bellissimo post di Isola del Pensiero.

Wednesday, December 13, 2006

Famiglia alternativa? La risposta sfuggita a Otto e mezzo

Nella puntata di Otto e mezzo trasmessa ieri sera si parlava delle coppie di fatto omosessuali. È stato ripreso il concetto che il matrimonio trova il suo fondamento nella procreazione. Da qui emerge la famiglia ‘tradizionale’ o ‘naturale’ così come stabilita dalla Costituzione. Ne consegue che, in forza dell’assenza del fine procreativo, è insensato attribuire a coppie omosessuali diritti e doveri assimilabili, se non addirittura equivalenti, a quelli prodotti dal matrimonio.
Un ospite del programma, di cui non ricordo il nome, ha riproposto il concetto di famiglia di chi sostiene il matrimonio omosessuale, ovvero quello secondo cui basta l’affetto che lega due persone. Obiettando l’ammissibilità esclusiva del matrimonio eterosessuale, costui ha poi affermato che, se ci si limita a considerare la finalità della procreazione, non si comprende perché viene riconosciuto dalla legge e dal sentire comune il matrimonio di coppie etero sterili e di coppie etero formate da anziani.
Né Ferrara, né l’Armeni, né gli altri partecipanti alla trasmissione hanno replicato a questa argomentazione. Sarebbe stato invece opportuno ribadire che la capacità procreativa è insita nelle coppie etero. Ovviamente, tale capacità non c’è nel caso specifico di coppie sterili e di coppie anziane, ma ciò costituisce l’eccezione che conferma la regola. Al contrario, alle coppie omo la capacità procreativa è sempre e comunque preclusa per natura.

Friday, November 24, 2006

Facciamo un po’ di luce sulla strategia gay?

Verso la fine degli anni ’80 la rivoluzione omosessualista, che si ispirava alla lotta di classe di impronta marxista, conobbe un momento di crisi: gli atti omosessuali provocatori in luogo pubblico, la bizzarria dei travestimenti, il sadomasochismo esibiti in parate “dell’orgoglio gay” e la vicinanza con associazioni pedofile (NAMBLA), anziché migliorare l’accettazione sociale dell’omosessualità, avevano accresciuto nella società diffidenza e antipatia nei confronti dell’omosessualità e del movimento gay.
Nel 1989 due intellettuali gay, Marshall Kirk (ricercatore in neuropsichiatria) e Hunter Madsen (esperto di tattiche di persuasione pubblica e social marketing) furono incaricati di redigere un manifesto gay per gli anni ’90: il risultato è il libro After the ball. How America will conquer its fear & hatred of Gays in the 90’s, un vero e proprio “manuale” di strategia per combattere il “bigottismo antigay”.
Perché gli anni ’90 avrebbero potuto fornire l’occasione per cambiare le cose? Gli autori lo ammettono tanto candidamente quanto cinicamente: l’esplosione dell’AIDS dava ai gay la possibilità di affermarsi come una minoranza vittimizzata, meritevole di attenzione e protezione.
Gli autori propongono tre tattiche, che si possono riassumere in questo modo.
1. Come tutti i meccanismi di difesa psico-fisiologici, spiegano gli autori, anche il pregiudizio antigay può diminuire con l’esposizione prolungata all’oggetto percepito come minaccioso. Bisogna quindi “inondare” la società di messaggi omosessuali per “desensibilizzare” la società nei confronti della minaccia omosessuale.
2. È necessario presentare messaggi che creino una dissonanza interna dei “bigotti antigay”. Ad esempio, a soggetti che rifiutano l’omosessualità per motivi religiosi, occorre mostrare come l’odio e la discriminazione non siano “cristiani”. Allo stesso modo, vanno enfatizzate le terribili sofferenze provocate agli omosessuali dalla crudeltà omofobica.
3. L’obiettivo finale è quello di “convertire”, ossia suscitare sentimenti uguali e contrari rispetto a quelli del “bigottismo antigay”. Bisogna infondere nella popolazione dei sentimenti positivi nei confronti degli omosessuali e negativi nei confronti dei “bigotti antigay”, paragonandoli, ad esempio, ai nazisti, o instillando il dubbio che il loro atteggiamento sia la conseguenza di paure irrazionali e insane (la cosiddetta “omofobia”).
Kirk e Madsen declinano queste tre tattiche in una serie di strategie e principi pratici. Ad esempio, essi individuano tre gruppi di persone, distinti in base al loro atteggiamento nei confronti del movimento gay: “gli intransigenti”, stimati in circa il 30-35% della popolazione; “gli amici” (25-30%) e gli “scettici ambivalenti” (35-45%). Questi ultimi rappresentano il target designato: a loro bisogna dedicare gli sforzi applicando le tecniche di desensibilizzazione (con quelli meno favorevoli) e di dissonanza e conversione (con i più favorevoli). Le altre due categorie, gli intransigenti e gli amici, vanno rispettivamente “silenziati” e “mobilitati”, con ogni mezzo.
Un’altra indicazione che gli autori suggeriscono è quella di “intorbidare le acque della religione”, cioè dare spazio ai teologi del dissenso perché forniscano argomenti religiosi alla campagna contro il “bigottismo antigay”.
Sarà inoltre opportuno non chiedere appoggio «per l’omosessualità», ma «contro la discriminazione». Per stimolare la compassione, i gay devono essere presentati come vittime:
a) delle circostanze; per questo motivo, dicono gli autori, «sebbene l’orientamento sessuale sia il prodotto di complesse interazioni tra predisposizioni innate e fattori ambientali nel corso dell’infanzia e della prima adolescenza», l’omosessualità deve essere presentata come innata;
b) del pregiudizio, che deve essere presentato come la causa di ogni loro sofferenza.
I gay devono, inoltre, essere presentati come membri a tutti gli effetti della società, addirittura come “pilastri” della stessa. Basta individuare una serie di personaggi storici famosi, noti per il loro contributo all’umanità, come gay: chi mai potrebbe discriminare Leonardo da Vinci?
Gli autori diedero indicazioni precise anche alle associazioni omosessuali e lesbiche in conflitto tra loro: è bene che ci sia una sola associazione portavoce del mondo omosessuale, e che sia gay; ovviamente gli omosessuali-non-gay sono, in questo modo condannati all’invisibilità.
Un’altra strategia per rendere “normale” l’omosessualità agli occhi delle persone consiste nel richiedere unioni, matrimoni e adozioni gay; non tanto perché i gay non vedano l’ora di sposarsi e metter su famiglia, quanto piuttosto perché, agli occhi dell’opinione pubblica, se anche i gay desiderano formare una famiglia e avere dei bambini appaiono rassicuranti, tradizionali. Inoltre, chi potrebbe, in questo modo, accusare il movimento gay di voler sradicare l’istituto matrimoniale e familiare?
Il saggio di Kirk e Madsen si conclude con queste parole: «Come vedi, la baldoria è finita. Domani inizia la vera rivoluzione gay».

Tratto da Abc per capire l’omosessualità, San Paolo, 2005, pp. 39-40.

Alla redazione del libricino hanno collaborato: Chiara Atzori, Jennifer Basso Ricci, Medua Bodoni, Marco Invernizzi, Roberto Marchesini, Giacomo Perego, Giancarlo Ricci, Laura Solvetti, Guido Testa. Com'era prevedibile, le credenziali professionali di chi ha stilato le varie sezioni dell'opera sono state messe in dubbio dal movimento gay italiano. La strategia della delegittimazione nei confronti di chi non rimane nei ranghi è puntualmente arrivata, ancor più per il fatto che la proposta informativa è stata realizzata in ambito cattolico.
Per quanto mi riguarda, ho trovato in quest’Abc alcune informazioni interessanti - del tipo di quelle menzionate in questo post -, e, diffondendole, reputo di far cosa utile alla comprensione dell’imperante “bigottismo gay”.

Monday, November 06, 2006

Radicali Italiani e Riformatori liberali: per un cattolico, pari sono

Prendo spunto da un post di Stato Minimo per dire la mia sulle due anime del radicalismo italiano, di cui si parla tanto in questi giorni, vuoi per il teatrino messo in scena da Pannella-Bonino e Capezzone, vuoi per il manifesto dei Riformatori Liberali. Cosa ancor più importante, vorrei spendere qualche parola sulla questione cattolicesimo-liberalismo-radicalismo.
Detto in modo sbrigativo, Pannella, Capezzone, Bonino & C. mi sono sempre sembrati degli sbandati, dei senza regole, con tutto il loro professarsi liberali, liberisti e libertari. A mio parere, i leader radicali non sono molto diversi da quegli adolescenti a cui i genitori hanno sempre rifiutato qualche salutare scapaccione. Non mi piace il loro laicismo esasperato, senza limiti e intollerante, che confina poi con il relativismo. Non mi piace il fatto che, per loro, il liberalismo coincida con l’anticlericalismo, come dice anche Stato Minimo.
E i Riformatori Liberali? Da una lettura del loro manifesto, Diamo un’anima libertaria al centrodestra, mi sembrano emergere delle indicazioni rilevanti per un cattolico.
1. Politica interna. I Radicali di Pannella si sono alleati con il centrosinistra ritenendo che questo possa più facilmente attuare le loro istanze riformiste; i Radicali di Della Vedova si schierano invece col centrodestra, riconoscendo in quest’ultimo una volontà riformista più concreta e seria. Fin qui, nulla da segnalare. Si tratta di tatticismi frequenti in politica.
2. Scontro di civiltà. I Radicali di Pannella difendono l’Occidente in nome del liberalismo, ma non vogliono sentir parlare di origini cristiane della sua civiltà, perché hanno in odio la Chiesa cattolica e qualunque religione; i Riformatori Liberali accettano le radici cristiane dell’Occidente, dato che hanno tra le loro fila dei cattolici. Va bene che il mondo è bello perché è vario, ma, pensando proprio ai cattolici che si schierano con i riformatori di Della Vedova, conviene scavare un po’ più a fondo sulle differenze.
3. Temi sociali. Qui, secondo me, casca l’asino. Infatti, entrambi spingono, in nome della libertà e con sfumature più o meno accentuate, in favore della sperimentazione sulle cellule staminali, l’eutanasia, i PACS nonché i matrimoni e le adozioni gay.
A naso, mi sembra che qualcosa sfugga ad un cattolico che, tra visione liberale, liberista e libertaria, da una parte, e i propri riferimenti religiosi, dall’altra, non vede una contraddizione. È sufficiente dire, come fa qualche cattolico radicale, che il dilemma si risolve con il fatto che il credo religioso rimane nella sola sfera privata? Ma si può veramente condividere o lasciar passare in sede pubblica ciò che contrasta con le proprie convinzioni religiose? E tutto ciò in nome della libertà? Anche quando il sostegno a questa ‘libertà’ vuol dire contrastare l’idea cristiana di società libera? Delle due l’una, o non si è compreso molto del cattolicesimo, oppure non può un liberale, che sia anche cattolico, vedere nel radicalismo (Radicali Italiani o Riformatori Liberali) un punto di riferimento politico.


Si veda anche Capezzone il cialtrone.

Friday, October 06, 2006

Diritto di adozione per le coppie gay, sì o no?

Nello scambio di opinioni tra Nullo e il sottoscritto, si è arrivati ad un punto chiave. Il mio amico, a commento del post ‘Ciò che rispetto dell’Islam’, pone questo interrogativo: “Che cosa non va nelle famiglie a due madri o due padri?”.
La domanda è centrale a tutta la questione che stiamo dibattendo - identità e crisi dell’Occidente – e tocca un problema che, almeno a mio avviso, costituisce uno dei sintomi della crisi in cui versa la nostra società.
Ecco la mia risposta.

Per crescere in modo equilibrato, un bambino ha bisogno di una figura genitoriale maschile e di una femminile. Ciascuna figura comunica, per sua natura, qualcosa di unico e inimitabile. Non ci si può stancare di dire che entrambe le figure sono indispensabili allo sviluppo della personalità di un bambino.
In un gay la coscienza della propria identità, maschile o femminile, è confusa. Egli/ella non è né compiutamente uomo, né compiutamente donna. Per questo motivo, adottando un bambino, i gay non possono compiutamente trasmettergli né la figura paterna, né la figura materna. Quindi, se i ‘genitori’ hanno lo stesso sesso, essi comunicheranno al bambino solo confusione di identità e di ruoli. Il piccolo, cioè, non imparerà che cos’è il maschile e che cos’è il femminile proprio perché i suoi ‘genitori’ non lo sanno neppure loro. La personalità del bambino adottato si svilupperà in modo altrettanto confuso di quella dei suoi genitori, con danni rilevanti dal punto di vista psicologico.
Non mi sembra necessario scomodare Dio per riconoscere che l’ordine naturale è giusto così com’è. Sono gli uomini ad essere tentati di modificarlo (anche questo è delirio di onnipotenza, come scrivo nel post). Se vogliono opporsi alla natura e modificarne le leggi, gli uomini hanno piena libertà di farlo. Peccato però che a pagarne le conseguenze saranno, oltre che gli adulti, anche e soprattutto i bambini.

Wednesday, July 19, 2006

Se la legge olandese salva il partito dei pedofili, chi salverà i bambini olandesi?

I democratici, liberali e tolleranti olandesi sono intervenuti ancora una volta a ricordarci che al peggio non c’è mai limite.
Il 31 maggio scorso i mass media diffusero la notizia che nel paese dei tulipani era appena stato costituito il Partito dei Pedofili. Per ulteriori dettagli si veda l’articolo pubblicato da Repubblica online.
Oggi ho trovato per caso quest’aggiornamento:

17.07.2006 - 13:41
L'AJA - Un tribunale dell'Aja ha oggi dichiarato irricevibile un esposto presentato contro la costituzione del partito pedofilo.

Il procedimento era stato promosso dall'associazione Soelaas, che aveva lanciato una campagna per bandire il partito, e da rappresentanti di un gruppo di azione denominato Diritto fondamentale alla sicurezza nell'educazione.

L'esposto chiedeva il divieto di ogni attività da parte del Partito per l'amore fraterno, la libertà e la diversità (Pnvd) e l'annullamento di ogni atto relativo alla sua fondazione. Ma gli argomenti presentati non sono stati considerati dal giudice "sufficienti per bandire un partito".

A questa merda conduce il relativismo, l'imperante religione della civile Europa.

Thursday, March 23, 2006

Capezzone, il cialtrone

Ieri sera, gli spettatori di ‘Otto e mezzo’ hanno avuto un ennesimo assaggio della
pochezza di Daniele Capezzone, della Rosa nel Pugno e della coalizione di cui quest’ultima fa parte. Ospiti della puntata, oltre al segretario della Rosa nel Pugno, erano il ministro Giovanardi, un giornalista de Il Foglio ed una europarlamentare olandese.
L’argomento in discussione era l’eutanasia infantile praticata nella civile e ‘liberale’ Olanda, a fronte delle affermazioni di qualche giorno fa del Ministro Giovanardi, secondo cui quanto praticato nel paese dei tulipani verso i bambini nati con gravi malformazioni o disturbi psico-fisici è assimilabile all'eugenetica della Germania nazista. Si è trattato di una semplice provocazione da parte del ministro? Fino ad un certo punto.
Nella stessa giornata di ieri, Il Foglio di Ferrara aveva pubblicato un articolo in cui si chiariva che sono più di 600 i bambini che ogni anno vengono uccisi in Olanda per autonoma deliberazione dei medici, senza cioè il consenso dei genitori e senza l’autorizzazione della magistratura. I bambini uccisi non sono solo quelli che soffrono malattie gravi e irreversibili; sono anche bambini down o con handicap tali da condizionare pesantemente la qualità della loro vita. In particolare, un protocollo sanitario olandese stabilisce la soglia di tollerabilità del malessere fisico e psichico di un bambino, superata la quale i medici possono praticare l’eutanasia.
I dati citati dal Foglio provenivano dalle più autorevoli riviste di medicina britanniche (The Lancet, per citarne una).
Ad Otto e mezzo, Giuliano Ferrara ha sollecitato un dibattito che tenesse conto di tali dati.
Noncurante degli elementi fattuali, Capezzone si è esibito nella sua solita arietta da primo della classe che la sa più lunga degli altri, ha attaccato Giovanardi e ha affermato (non si sa in base a quali fonti) che in Olanda l’eutanasia infantile avviene nel pieno accordo di medici-genitori-giudici. Da liberale vero, ha infine cercato di impedire a Giovanardi di parlare e ci ha provato a trasformare in gazzarra la puntata. Capezzone, però, aveva fatto i conti senza l’oste. Il buon Ferrara, infatti, lo ha rimesso nei ranghi dandogli, testualmente, del “cialtrone”.
Da parte sua, l’europarlamentare olandese ha negato, come un disco rotto, la veridicità dei dati presentati in studio. Dopodiché, il nulla.
A parte l’inconsistenza delle tesi della Rosa nel Pugno e la cialtroneria di Capezzone, che cosa resta del tema discusso a Otto e mezzo? Resta che l’80% degli olandesi è favorevole all’eutanasia infantile, così come restano le parole di un medico italiano, Gilberto Corbellini, autore di un libro e militante nelle fila della Rosa nel Pugno. Secondo costui, non c’è nulla di male a ricorrere all’eugenetica. "E' solo un modo di migliorare il mondo" (citazione riportata da Ferrara).
In sintesi, l’evoluzione sociale prevista dai radicali e dalla sinistra atea e illuminata può essere riassunta in tre punti:
1. soppressione di bambini afflitti da malattie gravissime, dolorose e mortali;
2. soppressione di bambini nati con difetti psico-fisici che impediscono l’autosufficienza e una ‘degna qualità della vita’;
3. ‘scelta del colore degli occhi dei nascituri’ attraverso il ricorso alla sperimentazione sugli embrioni.
Bambini sani, belli e forti, questo è il sogno dei civilissimi e liberalissimi olandesi. Gratta gratta, è a questo che mirano certi signori in Italia e negli altri civilissimi e liberalissimi paesi europei. E sarebbe Benedetto XVI il nazista?

Friday, February 03, 2006

Vignette 'sataniche': preferisco il senso del sacro dei musulmani

Ma siamo poi così sicuri che i musulmani abbiano torto ad offendersi per le vignette danesi? Non è che semplicemente i musulmani conservano il senso del sacro, mentre noi cristiani lo abbiamo perso?
Come cattolico, mi fanno pena coloro che dileggiano Gesù e i valori cristiani; allo stesso modo, non mi piace veder ridicolizzate le altre religioni. Una distinzione però mi sembra necessaria: una cosa è far satira sui comportamenti dei devoti, un’altra è far satira su Gesù, Maometto, ecc.
Si dice che la libertà di satira vada salvaguardata. Ma piace proprio una libertà di satira senza limiti? Ci conviene dire tutto e il contrario di tutto solo per affermare che non crediamo più in niente?
Questa volta sto dalla parte dei musulmani. Ah, dimenticavo, sono con i musulmani anche quando sono fieri della loro identità.

Friday, November 04, 2005

La Spagna di Zapatero promuove i piaceri di Saffo nelle scuole

Libero oggi in edicola pubblica un articolo intitolato ‘Sesso omo e autoerotismo. La scuola di Zapatero’. Si fa menzione ad una guida per ragazze dagli 11 ai 18 anni, distribuita nelle scuole dal governo regionale Castilla-La Mancha in 14mila esemplari, poi ritirata per le proteste dei genitori.
Questa ‘Guìa para chicas’, in 4 volumetti, è stata redatta dalla professoressa Maria José Urruzola Zabalza che, precisa l’articolista, è stata “pluripremiata al ‘Concorso per il materiale didattico non sessista Emilio Pardo Bazàn’, organizzato dal Ministero dell’Educazione”.
L’articolo riporta i seguenti brani tratti dal primo volumetto del manuale.
«L’inizio dell’autostima è avere una relazione positiva con il proprio corpo. Per questo ti può aiutare guardarti nuda nello specchio, accarezzarti con tenerezza, masturbarti, abituarti a percepire le tue sensazioni. (...) Se farai così sarai più a tuo agio con te stessa, ti sentirai meglio, sarai più soddisfatta e sicura di te, ti aiuterà a non avere complessi».
Fin qui, almeno a mio avviso, le parole della professoressa fanno giusto inarcare un sopracciglio. Il pezzo forte, però, viene subito dopo, quando si passa ad un altro genere di suggerimenti. «Cercati un’amica per massaggiarti, rilassarti, lasciarti andare, ... sicuramente ti sentirai come trasportata su un’altra galassia». Proseguiamo (il grassetto è mio). «E se ti piace una ragazza? Certamente ti sarai sentita dire che ti dovrebbero piacere i ragazzi, ma se ti informi bene e ci pensi un po’ su scoprirai che la normalità è scambiare amore e relazioni sessuali con qualunque persona, dell’altro sesso e del proprio». Il tutto, informa l’articolista, è supportato nel manuale da disegni che ritraggono due ragazze nude che si accarezzano.
L’articolo continua facendo notare che: “Di fatto però il libro sconsiglia le faticose e impegnative relazioni etero; nel secondo opuscolo della serie, col pretesto di insegnare come si evitano le aggressioni, si rappresentano gli uomini come esseri sbavanti e molesti, potenzialmente pericolosi”. L’ultima precisazione dell’articolo (sempre mio il grassetto) è: “Dietro a tutto questo c’è un progetto culturale ben preciso. L’Istituto della donna e la Giunta dei Comuni di Castiglia-La Mancha vuole (sono parole della direttrice) «modificare il pensiero, fino a creare un nuovo modello di donna».” Ecco fatto, il cerchio è chiuso.
Per quanto mi riguarda, penso solo questo: siamo appena all’inizio.