Monday, September 29, 2008

Lo scopo ultimo del Maligno

L’esistenza del Male costituisce un mistero. Ancora più misterioso appare l’agire del Maligno. È probabile che lui non possa sottrarsi dal compiere il ruolo assegnatogli nel disegno divino, però mi domando a che pro egli si dimeni così tanto nel mondo se poi sa perfettamente come andrà a finire. Infatti, il tipo conosce molto bene le Scritture e sa come si concluderà la Storia.
Pensavo allora alla frase di Gesù in Luca 18. 8: “Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. Forse dirò una sciocchezza, ma è possibile che l’obiettivo ultimo del Maligno consiste proprio nell’agire in modo che la risposta a quella domanda di Cristo sia un terribile e desolante “NO”.

Saturday, August 30, 2008

Sclerosi laterale amiotrofica. Voglia di vivere

Domani si conclude la promozione della casa editrice ARES. Ho pochi soldi da destinare all'acquisto di altri titoli, ma un ultimo giro nel sito ho voluto farlo lo stesso. Mi è caduto lo sguardo sulla presentazione de “L’inguaribile voglia di vivere”. La riporto di seguito. Una semplice proposta di riflessione.
«Da quattro anni sono malato di Sla... Nonostante sia costretto sulla sedia a rotelle, possa solo muovere due dita della mano destra, sia alimentato artificialmente... apprezzo sempre di più quanto sia bello vivere... con dignità e buona qualità di vita e sentirmi ancora utile, prima di tutto a me stesso, ma anche agli altri... Ho potuto costatare che, a livello politico e mediatico, chi vuole morire fa notizia, mentre non fa notizia chi - magari trovandosi in identiche o anche peggiori condizioni - viene volutamente trascurato. Ma queste delusioni non mi abbattono. Hanno invece rafforzato in me la voglia di lottare per tutti coloro che, riuscendo magari a muovere solo gli occhi, vorrebbero avere un computer come quello che aveva Welby per poter parlare. Parlare non di morte, ma di vita. Far sentire le ragionevoli ragioni di chi, nel rispetto di ogni situazione personale, ritiene tuttavia profondamente ingiusta ogni azione che miri attivamente a far morire il paziente. Non si può chiedere a nessuno di uccidere, di ucciderci. Una civiltà non si può costruire su un simile falso presupposto. Perché l'amore vero non uccide e non chiede di morire».

Dalla Prefazione di Mario Melazzini, primario oncologo, presidente dell'Aisla (Associazione italiana Sclerosi laterale amiotrofica)

Massimo Pandolfi, caporedattore del Resto del Carlino-Qn, ha raccolto, oltre alla testimonianza di Mario Melazzini, 8 storie di persone malate di Sla o con patologie simili. Racconti in presa diretta, indimenticabili, drammatici e al tempo stesso gioiosi: condannati agli occhi del mondo, Carlo, Cesare, Elena, Gian Piero, Luca, Maria Ausilia, Sebastiano e Patrizia insegnano nella malattia il valore della vita e l'amore per le cose più piccole che ci è dato di fare e condividere ogni giorno. Annota l'autore nella sua premessa: «I primi tempi, per semplificare agli amici che cosa stavo scrivendo, dicevo: "Racconto le storie degli anti-Welby". Mi sono pentito di avere usato questo termine, "anti", perché in realtà non è e non vuole essere contro nessuno questo libro. E' solo "pro", è solo a favore del bene più grande che i cieli abbiano donato agli uomini: la vita, la libertà » (pp. 176).

Monday, August 25, 2008

Il diavolo alle calcagna

Da una chiacchierata con un uomo attempato e di grande senso pratico:
“Al diavolo, sempre in agguato, restituisco le attenzioni”.
“Sarebbe a dire?”, gli chiedo.
“Bé, visto che ci tiene tanto a starmi alle calcagna, deve rimanermi appiccicato anche quando mi comunico, mi segno con l’acqua benedetta, mi inginocchio davanti al Santissimo, recito il Rosario, mi confesso...”

Non fa una grinza!

Wednesday, August 20, 2008

L'Eucarestia: pane al pane e vino al vino

Su segnalazione de Il Timone online, diffondo il testo dell’intervista a S.E. Mons. Raymond L. Burke, pubblicata sull’ultimo numero di Radici cristiane e riportata nel sito Lo Zuavo Pontificio alla data dell’11 agosto.
Le parole del cardinale sulle regole da seguire quando si amministra e si riceve la Santa Eucarestia sono molto chiarificatrici per tutti i cattolici.
È sempre un piacere constatare che la Chiesa - passatemi il gioco di parole - non ha timore di dire pane al pane e vino al vino.
Eccellenza, sembra che oggi prevalga una visione lassista nei riguardi della ricezione dell'Eucaristia. Perché? Crede poi che questo influenzi i fedeli nel modo di vivere come cattolici?
Una delle ragioni per cui credo che questo lassismo sia andato sviluppandosi è l'insufficiente enfasi nella devozione eucaristica: in modo speciale mediante il culto al Santissimo con le processioni; con le benedizioni del Santissimo; con tempi più lunghi per l'adorazione solenne e con la devozione delle Quaranta Ore.
Senza devozione al Santissimo Sacramento la gente perde rapidamente la fede eucaristica. Sappiamo che c'è una percentuale elevata di cattolici che non crede che sotto le specie eucaristiche ci siano il corpo e il sangue di Cristo. Sappiamo inoltre esserci un'allarmante percentuale di cattolici che non partecipano alla Messa domenicale.
Un altro aspetto è la perdita del senso di collegamento fra il sacramento della Eucaristia e quello della Penitenza. Forse nel passato c'è stata un'enfasi esagerata al punto che la gente credeva che ogni volta che si riceveva l'Eucaristia si doveva prima confessare anche se non avevano un peccato mortale. Ma ora la gente va regolarmente a comunicarsi e forse mai, o molto di rado, si confessa.
Si è perso il senso della nostra propria indegnità per accostarci al Sacramento e del bisogno di confessare i peccati e far penitenza al fine di ricevere degnamente la Sacra Eucaristia.
Si somma a questo il senso sviluppatosi a partire dalla sfera civile che consiste nel credere che ricevere l'Eucaristia sia un diritto. Cioè che come cattolici abbiamo il diritto di ricevere la Comunione.
È vero che una volta che siamo stati battezzati e abbiamo raggiunto l'uso della ragione, dovremmo essere preparati per ricevere la Sacra Comunione e, se siamo ben disposti, dobbiamo riceverla. Ma d'altra parte noi non abbiamo mai un diritto di ricevere l'Eucaristia.
Chi può rivendicare un diritto a ricevere il Corpo di Cristo? Tutto è un atto senza misure dell'amore di Dio. Nostro Signore si rende Egli stesso disponibile nel suo Corpo e nel suo Sangue, ma non possiamo mai dire di avere diritto a riceverLo nella Santa Comunione. Ogni volta che ci accostiamo a Lui, dobbiamo farlo con un senso profondo della nostra indegnità.
Questi sarebbero alcuni degli elementi che spiegano l'atteggiamento lassista verso l'Eucaristia in genere. Lo vediamo anche nel modo con cui alcune persone vestono per ricevere la Sacra Comunione. Per esempio, vediamo gente che si avvicina alla Comunione senza unire le mani e persino a volte parlottando fra di loro. Alcuni perfino nel momento di ricevere l'Ostia, non dimostrano un'adeguata riverenza.
Tutto ciò è indicazione del bisogno di una nuova evangelizzazione nei riguardi della fede e della pratica eucaristica.

Ci sono leggi della Chiesa per impedire condotte inadeguate da parte dei fedeli a beneficio della comunità. Potrebbe commentarle e spiegarci fino a che punto la Chiesa e la Gerarchia hanno un obbligo di intervenire allo scopo di chiarire e correggere.
Nei riguardi dell'Eucaristia, per esempio, ci sono due canoni in particolare che hanno a che fare con la degna ricezione del Sacramento. Essi hanno come scopo due beni.
Un bene è quello della persona stessa, perché ricevere indegnamente il Corpo e il Sangue di Cristo è un sacrilegio. Se lo si fa deliberatamente in peccato mortale, è un sacrilegio. Quindi per il bene della persona stessa, la Chiesa deve istruirci dicendoci che ogni volta che riceviamo l'Eucaristia, dobbiamo prima esaminare la nostra coscienza.
Se abbiamo un peccato mortale sulla coscienza dobbiamo prima confessarci di quel peccato e ricevere l'assoluzione e, soltanto dopo, accostarci al sacramento eucaristico. Molte volte i nostri peccati gravi sono nascosti e noti solo a noi stessi e forse a pochi altri. In quel caso, dobbiamo essere noi a tenere sotto controllo la situazione ed essere in grado di disciplinarci in modo di non ricevere la Comunione.
Ma ci sono altri casi di persone che commettono peccati gravi deliberatamente e sono casi pubblici, come un ufficiale pubblico che con conoscenza e con sentimento sostiene azioni che sono contro la legge morale Divina ed Eterna.
Per esempio, pubblicamente appoggia l'aborto procurato, che comporta la soppressione di vite umane innocenti e senza difesa. Una persona che commette peccato in questa maniera è da ammonire pubblicamente in modo che non riceva la Comunione finché non abbia riformato la propria vita.
Se una persona che è stata ammonita persiste in un peccato mortale pubblico e si avvicina per ricevere la Comunione, allora il ministro dell'Eucaristia ha l'obbligo di rifiutargliela.
Perché? Innanzitutto per la salvezza della persona stessa, cioè per impedirle di compiere un sacrilegio. Ma anche per la salvezza di tutta la Chiesa, per impedire che ci sia scandalo in due maniere.
Primo, uno scandalo riguardante quale debba essere la nostra disposizione per ricevere la Santa Comunione. In altre parole, si deve evitare che la gente sia indotta a pensare che si può essere in stato di peccato mortale e accostarsi all'Eucaristia.
Secondo, ci potrebbe essere un'altra forma di scandalo, consistente nell'indurre la gente a pensare che l'atto pubblico che questa persona sta facendo, che finora tutti credono sia un peccato serio, non debba esserlo tanto se la Chiesa permette a quella persona di ricevere la Comunione.
Se abbiamo una figura pubblica che apertamente e deliberatamente sostiene i diritti abortisti e che riceve l'Eucaristia, che finirà per pensare la gente comune? Essa può essere portata a credere che è corretto in un certo qual modo sopprimere una vita innocente nel seno materno.
Ora la Chiesa ha queste discipline e sono molto antiche. In realtà risalgono ai tempi di san Paolo. Ma lungo la sua storia, la Chiesa ha sempre dovuto disciplinare la materia della ricezione della Comunione, che è il più sacro tesoro che essa possiede.
È il dono del Corpo e del Sangue di Cristo. Disciplinare questa pratica in modo che, primo, la gente non si avvicini né riceva la Santa Comunione indegnamente a costo del proprio danno morale e, secondo, che la fede eucaristica sia sempre rispettata e i fedeli non siano indotti in confusione, persino in errore, nei riguardi della sacralità del sacramento e della legge morale.

Eccellenza, ci sono casi in cui figure pubbliche vanno a Messa, ricevono i sacramenti e pubblicamente dicono di essere cattolici ma che, in pratica, sostengono legislazioni contrarie alla morale cattolica. Alcuni di loro, come scusante, sostengono di sentire in coscienza che non fanno niente di sbagliato e che comunque è una vicenda privata. Lei potrebbe spiegare perché questa posizione è erronea e come la formazione della propria coscienza non sia una questione soggettiva.
È vero che dobbiamo agire in modo conforme ai dettami della nostra coscienza, ma essa deve essere adeguatamente formata. La nostra coscienza deve conformarsi alla verità delle situazioni.
Essa non è una realtà soggettiva con cui giudico per me stesso cosa è bene e cosa è male. Anzi, essa è una realtà oggettiva per la quale devo conformare il mio pensiero alla verità.
A volte si sente parlare del primato della coscienza nel senso di dire "qualsiasi cosa io decida in coscienza, questo devo fare", e un tale assioma poi regola la vita. Certo, questo è vero se la coscienza è stata formata adeguatamente.
Amo ripetere quello che ha detto il cardinale George Pell, arcivescovo di Sydney: "anziché parlare di primato della coscienza dobbiamo parlare di primato della verità". Cioè, la verità della legge morale di Dio con la quale la nostra coscienza deve conformarsi. Fatto questo, allora sì che la coscienza ha quel primato che le viene attribuito.

Alcune persone dicono che è parte del diritto di ricevere la Comunione non sentirsi dire da nessuno, neppure da un vescovo, da un sacerdote o da un ministro dell'Eucaristia, cosa devono fare al riguardo. Cosa ne pensa?
Anzitutto bisogna dire che il Corpo e il Sangue di Cristo sono un dono dell'amore di Dio per noi. Il più grande dono, un dono che va oltre la nostra capacità di descriverlo. Dunque nessuno ha diritto a questo dono, esattamente come non abbiamo mai diritto a nessun dono che ci viene fatto.
Un dono è gratuito, causato dall'amore, e ciò è precisamente quanto Dio fa ogni volta che partecipiamo alla Messa e riceviamo la Sacra Eucaristia. Pertanto, dire che abbiamo diritto di ricevere la Comunione non è corretto.
Se vogliamo dire che, se siamo ben disposti, possiamo accostarci all'Eucaristia nella Messa che si sta celebrando, che abbiamo il diritto di ricevere la Comunione nel senso che abbiamo il diritto di avvicinarci per farlo, allora sì, questo è vero.
Orbene, nella ricezione della Sacra Eucaristia sono coinvolti Nostro Signore stesso, la persona che la deve ricevere, e infine il ministro del sacramento, che ha la responsabilità di assicurarsi che l'Eucaristia sia data solo alle persone degne di riceverla. Certamente la Chiesa ha il diritto di dire a chi persiste in un serio peccato pubblico, che non potrà ricevere la Comunione finché non sarà ben disposto per farlo.
Questo diritto del ministro di rifiutarsi a dare la Comunione a qualcuno che persiste nel peccato grave e pubblico è salvaguardato dal codice di Diritto Canonico sotto il canone 915. Altrimenti, se si vede negare il diritto del rifiuto a dare l'Eucaristia a un peccatore pubblico che si avvicini a riceverla dando scandalo a tutti, è il ministro che viene messo in situazione di violentare la propria coscienza al riguardo di una materia serissima. Ciò sarebbe semplicemente sbagliato.

Eccellenza, sembra che spesso la richiesta di adempire la legge canonica da parte di un vescovo, di un sacerdote e persino di un'autorità della Curia vaticana, è vista da alcuni come una crudeltà, come un atto prevaricatore nei riguardi dei fedeli. Non vedono questo come un atto di carità, finalizzato a evitare che qualcuno si accosti all'Eucaristia in modo indegno compromettendo la sua salvezza eterna. Per questa ragione la Chiesa ha le sue regole. Potrebbe commentare questo aspetto del ministero?
Sono d'accordo, certo. E il più grande atto di carità evitare che qualcuno faccia una cosa sacrilega. Prima si deve ammonire chi vuole farlo e poi si deve evitare di prendere parte a un sacrilegio.
È una situazione analoga a quella del genitore che deve opporsi a che il bambino giochi col fuoco. A chi verrebbe di dire che il genitore non è caritatevole perché lo richiama alla disciplina? Anzi, diremmo che questo è un genitore che veramente ama il figlio.
Lo stesso fa la Chiesa; nel suo amore Essa vieta di far cose gravemente offensive a Dio e gravemente dannose alle anime stesse.

Si dice a volte che quando un membro della Gerarchia ammonisce cattolici che sono figure pubbliche, stia usando la sua influenza per interferire nella politica. Come risponde a questa obiezione?
Il vescovo o l'autorità ecclesiastica, potrebbe essere anche il parroco, che interviene in queste situazioni, lo fa solo per il bene dell'anima della figura pubblica coinvolta. Non c'entra nulla la volontà di interferire nella vita pubblica, bensì nello stato spirituale del politico o dell'ufficiale pubblico che, se è cattolico, è tenuto a seguire la legge divina anche nella sfera pubblica. Se non lo fa, deve essere ammonito dal suo pastore.
Dunque, è semplicemente ridicolo e sbagliato cercare di zittire un pastore accusandolo di interferire in politica affinché non possa fare il bene all'anima di un membro del suo gregge.
Questo si desume anche da quanto ha denunciato il Santo Padre Benedetto XVI ai vescovi, cioè il desiderio di alcune persone della nostra società di relegare completamente la fede religiosa nell'ambito privato, affermando che essa non ha niente a che fare con l'ambito pubblico. Questo è semplicemente sbagliato.
Dobbiamo dare testimonianza della nostra fede non soltanto nel privato dei nostri focolari ma anche nel nostro interagire pubblico con gli altri, per dare una forte testimonianza di Cristo. Quindi dobbiamo finirla con l'idea che in un certo qual modo la nostra fede è una materia completamente privata che non c'entra con la nostra vita pubblica.

Fonte: Radici Cristiane n. 37 - Ago/Set 2008

Tuesday, July 29, 2008

La Unicredit si butta sui sexy shop

Ricevo e diffondo.
Cari amici di FattiSentire.net,
Vi invio per conoscenza e per darne diffusione, se ritenuto opportuno, una copia della lettera che ho appena spedito alla Direzione della Unicredit.
La notizia trova conferma nei seguenti siti d'informazione: http://www.affaritaliani.it/economia/unicredit-sexyshop220708.html;
http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=86537&rubrica=22;
http://news.kataweb.it/item/471016/unicredit-si-butta-sui-sexy-shop.
Ho scritto (un po' alla cieca, perché non è facile orientarsi nei meandri del sito Unicreditgroup) questa email contemporaneamente a: azionisti@unicreditgroup.eu - csr@unicreditgroup.eu - communication@unicreditgroup.eu - investorrelations@unicreditgroup.eu . Per conoscenza ho scritto a Famiglia Cristiana, Avvenire, Tempi e Il Timone.
Per parte mia potete procedere con la distribuzione del testo.
Un caro saluto,
Franco Serafini

_________
Spettabili Signori,
mi chiamo Franco Serafini, sono un normale cittadino italiano, risiedo a Bologna dove faccio il medico, sono un padre di famiglia.
Sono uno dei milioni di vostri clienti in Europa. In famiglia abbiamo un conto corrente (il xxxxxxx), un mutuo per pagare la prima casa e un deposito titoli. Niente di speciale, un cliente e una famiglia come tanti altri.
Leggo sui giornali che la "mia" banca avrebbe comprato il 10% della catena di sexy shop Beate Uhse (Sueddeutsche Zeitung del 22 luglio 2008); evidentemente in tempi difficili per la finanza non bisogna temere investimenti "spregiudicati".
Bene: la stessa "spregiudicatezza" mi riservo di usarla anche io nelle prossime settimane salutandovi e spostando conto corrente, mutuo e deposito titoli in un altro istituto bancario.
Concludo ammettendo realisticamente l'insignificanza di questo mio gesto isolato (infatti mi propongo di pubblicizzarlo nella rete dei media cattolici che leggo o di cui faccio parte).
Non mi ritengo un idealista sprovveduto e so bene che la banca "ideale" non esiste; vorrei solo una banca di cui non vergognarmi troppo.
Franco Serafini, Bologna

Friday, July 25, 2008

Il sacerdote e i sacramenti. Punto.

Dico un’emerita banalità, soprattutto per un cattolico, ma credo di aver afferrato col cuore ciò che prima avevo capito solo con la mente.

Domenica scorsa.
Il giovane sacerdote sollevava l’ostia all’altezza dei suoi occhi, la fissava intensamente per un istante, e poi la distribuiva a ciascun fedele. Lo stesso movimento per tutti coloro che si comunicavano. L’Eucarestia sempre protagonista! Un ministro da una parte, una fila di credenti dall’altra e Lui, al centro, penetrato da quello sguardo. Sembrava che il sacerdote dicesse: “A te, fratello/sorella, che lo chiedi, il cibo di vita eterna”.

Arrivato il suo turno, un giovane si è prima inginocchiato e poi si è avvicinato al sacerdote per prendere l’Eucaristia. Il cerchio si è chiuso in quel momento.

Un ministro di Dio, un sacerdote ha una funzione precipua. Tutto quello che egli fa si racchiude in questo: donare la salvezza eterna agli uomini, distribuendo i sacramenti. Punto.
Un sacerdote potrebbe anche non compiere altro gesto che celebrare la Messa, dare la Comunione, confessare, impartire l’estrema unzione, pregare una vita intera per la salvezza delle anime, e la sua missione sarebbe pienamente compiuta. Addirittura, potrebbe non compiere alcun atto comunemente inteso di amore verso il prossimo. E ciò perché il massimo atto di amore verso il prossimo che un sacerdote può compiere, la carità di cui parla San Paolo, sta proprio nel donare Gesù ai fratelli attraverso il potere che la Chiesa gli conferisce. Gesù salva attraverso i suoi ministri.

Si pensa che il sacerdote sia un assistente sociale e la Chiesa un’agenzia filantropica. Non è così. La Chiesa ha per missione quella di farsi da tramite per avvicinare gli uomini, tutti gli uomini, a Cristo in vista della loro salvezza eterna. Punto.
Se è vero, come è vero, che le chiavi del Paradiso sono in mano alla Chiesa, l’amministrazione dei Sacramenti è tutto per un sacerdote e per la Chiesa. Il resto è buono e giusto, ma è un di più. Il resto, tutto il resto, appartiene sempre e comunque a Dio.

Monday, July 21, 2008

Il senso cristiano della sofferenza: da Orazio Petrosillo a Padre Livio Fanzaga

Ho appena finito di leggere “Aldilà, la vita oltre la morte” (Editore Gribaudi, 2008, € 8, pag. 128), quarto libro-intervista di Andrea Tornielli a Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria. Come già anticipato dal titolo, l’intervista si incentra sulle cosiddette ‘cose ultime’ o ‘novissimi’, ovvero morte, paradiso, inferno, purgatorio, resurrezione finale. Lo scopo dichiarato del libro è quello di fornire ai lettori una catechesi in linea con il Magistero della Chiesa cattolica. L’obiettivo, a mio parere, è stato perfettamente raggiunto. La chiarezza di Padre Livio e la sensibilità di Andrea Tornielli nel parlare di argomenti così poco digeribili per la sensibilità comune, anche dei credenti, sono esemplari.
Di seguito, riporto un brano dell’intervista in cui si accenna al valore della sofferenza. Per quanto mi riguarda, il caso citato da Tornielli è stato un pugno nello stomaco. La risposta di Padre Livio è sincera e cristianamente virile. Ritengo di far cosa utile nel segnalare le loro parole.
[Tornielli] Orazio Petrosillo, vaticanista de “Il Messaggero”, un amico, un maestro, che io ho sempre conosciuto con il suo carattere molto scherzoso, un uomo di fede, è stato colpito da una grave emorragia cerebrale mentre seguiva le vacanze del Papa nel 2006 in Val d’Aosta ed è morto l’anno successivo, dopo molte sofferenze. La moglie mi ha raccontato qualcosa che mi ha molto colpito e che non avrei mai immaginato. Orazio aveva chiesto, prima di morire, di poter soffrire ed è stato esaudito perché per un anno ha sofferto un calvario, in ospedale con la tracheotomia …

[Padre Livio] Non avrei avuto il coraggio di fare questa preghiera! È una grazia. Per fare questa richiesta lui ha avuto una grazia, una grazia speciale. Io non avrei mai chiesto una cosa del genere. Senza una grazia non si chiede questo. È stata una cosa soprannaturale. … la sofferenza è una grazia speciale a cui alcuni sono chiamati.
C’è un problema della valorizzazione della sofferenza umana, perché attraverso di essa si salvano le anime. Non è solamente un fatto personale, ma è una forma di apostolato. Cioè i malati, uniti a Cristo in croce, salvano le anime, ottengono grazia di conversione per le anime: … le sofferenze salvano le anime. (…) Mi ha sempre impressionato molto come Padre Pio abbia voluto chiamare il suo ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”. Questo mi colpisce di più dei suoi tanti miracoli, cioè questa sua sensibilità umana, che è poi quella di Gesù verso i malati. Perché Gesù si sentiva colpito dai malati, era colpito dalla loro sofferenza e la alleviava. (…)
Non bisogna pensare che la sofferenza sia causata dal peccato. La sofferenza fa parte della redenzione umana, la vera sofferenza fa parte della carità, del piano di Dio. Comunque la sofferenza la si allevia anche dandole un significato, finalizzandola. Cioè affrontandola per la salvezza delle anime in Cristo risorto.
La sofferenza, allora, finisce per non avere più una valenza negativa, ma acquista una valenza positiva. Quindi si può persino soffrire con gioia. Bisogna offrire la sofferenza a Cristo sofferente per la salvezza delle anime e per la propria purificazione personale, perché se si fa il purgatorio in questa vita, non la si fa più nell’altra vita.

Tuesday, July 15, 2008

Il paradiso senza crocifissi

I socialisti di Zapatero hanno annunciato di voler togliere i crocifissi dagli spazi pubblici. Il caso ha voluto che la notizia uscisse in contemporanea con l’assassinio di Federica, proprio in Spagna, a Llorett de Mar, in un divertimentificio che è il nuovo santuario dello sballo giovanile. Dove la discoteca è – come ha spiegato Vittorino Andreoli – la cattedrale pagana di “un grande rito di trasformazione collettiva” che fa dimenticare la vita e la realtà. Gli ingredienti (anche chimici) di questa “nuova religione” sono noti, con il solito comandamento: “vietato vietare”. La felicità si trova davvero lì? E perché Federica ci ha trovato la morte, macellata come un agnello?

Nessuno ci riflette. Nell’euforica Spagna le autorità sembrano preoccupate soprattutto che il delitto non porti pubblicità negativa alla località turistica. E vai con la tequila bum bum, dimentichiamo la povera Federica e via i crocifissi. Anche noi da tempo li abbiamo tolti dai cuori, oltreché dalla vita pubblica. Anzi, l’immagine del crocifisso o quella della Madonna vengono periodicamente dileggiati da sedicenti artisti in nome della libertà d’espressione. Del resto il Papa stesso subisce questa sorte nelle manifestazioni di piazza della sedicente “Italia dei migliori”. E la fede cattolica viene azzannata, senza alcuna obiettività, in programmi televisivi che, se fossero realizzati contro qualsiasi altra religione, scatenerebbero subito l’accusa di intolleranza o razzismo. Contro Gesù Cristo invece sembra che tutto sia permesso.

Poi, quando ci visita il dolore o si consuma la tragedia o assistiamo all’orrore, gridiamo furenti – col dito accusatore – “dov’è Dio?”, “Perché non ha impedito tutto questo?”. Dopo l’ecatombe dell’ 11 settembre a New York si alzò questo stesso grido e una donna, in tutta semplicità, parlando in televisione rispose così: “per anni abbiamo detto a Dio di uscire dalle nostre scuole, di uscire dal nostro Governo, e di uscire dalle nostre vite. E da gentiluomo che è, credo che Lui sia quietamente uscito. Come possiamo aspettarci che Dio ci dia le Sue benedizioni, e la Sua protezione, se prima esigiamo che ci lasci soli?”.

Continuava ricordando quando si lanciò la crociata perché non si voleva “che si pregasse nelle scuole americane, e gli americani hanno detto OK. Poi qualcun altro ha detto che sarebbe meglio non leggere la Bibbia nelle scuole americane. Quella stessa Bibbia che dice: ‘Non uccidere, non rubare, ama il tuo prossimo come te stesso...’, e gli americani hanno detto OK. Poi, in molti paesi del mondo, qualcuno ha detto: ‘Lasciamo che le nostre figlie abortiscano, se lo vogliono, senza neanche avvisare i propri genitori’. Ed il mondo ha detto OK”.

Si girano film e show televisivi che sommergono le anime di fango. E si fa musica che celebra violenza, suicidio, droga o ammicca al satanismo. E tutti trovano questo normale e dicono che è solo un gioco, com’è normale che, secondo le statistiche, un bimbo italiano, prima di aver terminato le elementari, veda in media in tv 8 mila omicidi e 100 mila atti di violenza, ma per carità togliamo la preghiera dalla scuola ché sarebbe un atto di “violenza psicologica”.

”Ora” proseguiva quella donna americana “ci chiediamo perché i nostri figli non hanno coscienza, perché non sanno distinguere il bene dal male, e perché uccidono così facilmente estranei, compagni di scuola, e loro stessi. Probabilmente perché, com’è stato scritto, ‘l'uomo miete ciò che ha seminato’ (Galati 6:7). Uno studente ha ‘sinceramente’ chiesto: ‘Caro Dio, perché non hai salvato quella bambina che è stata uccisa in una scuola americana?’. Risposta: ‘Caro Studente, a Me non è permesso entrare nelle scuole americane. Sinceramente, Dio’ ”. Tutto questo non è solo americano. Dopo Auschwitz una folla di intellettuali accusò Dio: “Dov’eri? Come hai potuto permettere tutto questo?”. Nessuno ricordava quale fu la prima battaglia fatta dal nazismo appena arrivato al potere: la guerra dei crocifissi. Il nuovo regime pretese di spazzar via da tutte le scuole l’immagine di Gesù crocifisso. Fu uno scontro durissimo e la Chiesa fu praticamente lasciata sola a sostenerlo. Dov’erano gli intellettuali? Poi il nazismo, fra il 1939 e il 1940, spazzò via migliaia di “crocifissi viventi”, una eutanasia di massa per 70 mila disabili e malati mentali: ritennero le loro delle vite indegne di essere vissute e dettero loro “la morte pietosa”, ma anche in quel caso la Chiesa fu lasciata quasi sola perché nei cuori il crocifisso era stato spazzato via dalla pagana e feroce croce uncinata. E così alla fine Hitler scatenò la guerra e la Shoah. Dov’era Dio? Era stato cacciato da tempo. E stava agonizzando nei lager con Massimiliano Kolbe, Edith Stein o Dietrich Bonhoeffer, accanto a una moltitudine di croficissi.

Siamo la generazione che ha visto poi consolidarsi nel mondo il più immane tentativo di strappare Dio dai cuori, imponendo l’ateismo di Stato: l’impero comunista che si è risolto nel più colossale genocidio planetario di uomini e popoli. Tutto questo c’insegna qualcosa? No. Noi siamo la generazione che non impara dalle tragedie del suo tempo. E per questo forse sarà destinata a ripeterle. Non abbiamo forse consegnato la costruzione europea a una tecnocrazia laicista e dispotica che ha voluto strappare le radici cristiane dell’albero europeo? Ed eccoci all’inverno demografico, al declino e all’invasione islamica.

Un grande economista come Giulio Tremonti, nel suo celebre libro, ha affermato che il riscatto è possibile solo con una rinascita spirituale. Ma noi siamo “gli uomini impagliati” di Eliot, con la testa piena di vento e il cuore pieno di solitudine. Abbiamo sputato su Gesù Cristo e sulla Chiesa credendo che questo fosse “libertà”, poi ci troviamo soli o disperati e allora puntiamo il dito accusatore sulla presunta “indifferenza” di Dio. Di quel Dio che non cessa un solo giorno di darci il respiro e di farsi incontro a noi.

Siamo la generazione che non sa più dare senso alla vita, né speranza ai propri figli, che vede addensarsi all’orizzonte nubi cupe di crisi planetarie, di guerre, di carestie, ma non afferra la mano della “Regina della Pace”, presente fra noi per salvarci. Perché si ride del Mistero e del soprannaturale, mentre si va da maghi e astrologi, perché si crede ai giornali e a internet e non al Vangelo, perché si irride chi parla di Satana e dell’Inferno, ma si affollano come non mai sette sataniche o esoteriche, perché si venerano le maschere vuote dei palcoscenici e della tv e si disprezzano i santi, perché si crede che libertà sia poter fare qualunque cosa, anziché essere veramente amati.

Questa stagione iniziò nel ’68, quando si cominciò a sparare sulla religione come “oppio dei popoli”, così oggi l’oppio (o la cocaina) è diventata la religione dei popoli, anche di notai, industriali e deputati. Nietsche tuonò contro il crocifisso perché – scrisse – abolì i sacrifici umani che erano il motore della storia pagana. E infatti oggi, cancellato il crocifisso dai cuori, sono tornati i sacrifici umani. Siamo la generazione che ha assistito tranquillamente in 30 anni allo sterminio – con leggi degli Stati – di un miliardo di piccole vite umane nascenti, il più immane sacrificio umano della storia. La generazione che torna a discettare di vite “indegne di essere vissute”, che pretende di trasformare i più piccoli esseri umani in cavie da laboratorio, che esige – specialmente “in nome della scienza” - che tutto sia permesso. In effetti “se Dio non c’è, tutto è permesso”. Ma con quali conseguenze?

L’abbiamo visto nel recente passato. E siccome non ne traiamo le conseguenze lo vediamo nel presente e ancor più lo vedremo nel futuro. Qualcuno ha osservato: “Strano come sia semplice per le persone cacciare Dio per poi meravigliarsi perché il mondo sta andando all'inferno”.

Antonio Socci

Da “Libero”, 11 luglio 2008

Friday, July 04, 2008

Violenza e solitudine: chiave di lettura

Mi è molto piaciuta questa semplice e diretta chiave di lettura del mondo che ci circonda. L’ho sentita da un signore con i capelli bianchi e lo sguardo sereno. Cito a memoria.
Guardate le persone intorno a voi e ascoltate le loro storie, leggete i libri, seguite i notiziari. Qual è il filo che lega le guerre, gli omicidi, i suicidi e tanta parte dei comportamenti umani e delle loro tragedie? Io credo che si chiami ‘bisogno inappagato di amore’. Tutta la vita è una rincorsa affannosa ad amare ed ad essere amati. Se si riesce a trovare l’amore e a restituirlo, è fatta, altrimenti … I problemi per la stragrande maggioranza degli esseri umani nascono dall’avere una concezione distorta dell’amore, cercato poi nei modi e nei posti sbagliati.

Thursday, July 03, 2008

Dal medico

Stamattina sono passato dal medico di famiglia. Non ci vedevamo da un pezzo. Mi fa: “Buongiorno, come stai?” Gli ho risposto: “Bene”. Poi ci ho pensato un attimo e ho aggiunto: “Bé, a dire il vero, non proprio bene, se sono qui”.

Lo so che è una sciocchezza, ma mi è piaciuto ugualmente appuntarla.

Tuesday, June 17, 2008

26 giugno 2008, festa di san Josemaría

[Copio, incollo e diffondo dal sito dell’Opus Dei.]

In tutto il mondo il 26 giugno, festa liturgica di san Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei, vengono celebrate sante Messe in onore del santo. Offriamo i dati sulle Messe in Italia e in Svizzera.

Mons. Javier Echevarría, Prelato dell’Opus Dei, celebrerà la santa Messa in onore di san Josemaría a Roma giovedì 26 giugno alle ore 19.00 nella chiesa di S. Eugenio.

Di seguito riportiamo un elenco delle altre celebrazioni liturgiche in Italia e in Svizzera:

Roma: giovedì 26 giugno alle 19.00, nella parrocchia di San Josemaría Escrivá
Celebrante principale: don Normann Insam.

Roma: giovedì 26 giugno alle 18.30, nella chiesa di S. Giovanni Battista al Collatino
Celebrante principale: don Mauro Leonardi.

Milano: giovedì 26 giugno alle 18.30, in Duomo
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo ausiliare di Milano

Sesto San Giovanni: mercoledì 25 giugno alle 19.30, presso la Basilica prepositurale di S. Stefano. Celebrante principale: don Antonio Cirillo.

Torino: giovedì 26 giugno alle ore 19.00, in Duomo
Celebrante principale: Card. Julían Herranz, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.

Varese: venerdì 20 giugno alle 18.30, al Santuario di Santa Maria del Monte
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Luigi Stucchi, vescovo ausiliare di Milano - vicario episcopale per la zona di Varese.

Como: giovedì 26 giugno alle 18.30, presso la Basilica di San Fedele
Celebrante principale: Mons. Giuliano Zanotta, vicario generale della diocesi.

Lodi: venerdì 27 giugno alle19.00, presso il Duomo
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi.

Bergamo: venerdì 27 giugno alle 18.00, presso la chiesa di Santo Spirito
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Roberto Amadei, vescovo di Bergamo.

Brescia : venerdì 27 giugno alle 18.30, presso il Duomo.
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Luciano Monari, vescovo di Brescia.

Cremona: giovedì 26 giugno alle 18.30, presso la parrocchia di Sant'Imerio
Celebrante principale: don Giuseppe Nevi.

Bologna: sabato 28 giugno alle 10.30, presso la Cattedrale di San Pietro
Celebrante principale: Card. Carlo Caffarra, arcivescovo metropolita di Bologna.

Modena: sabato 21 giugno alle 12.00, presso il Duomo
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Benito Cocchi, Arcivescovo di Modena.

Forlì: lunedì 30 giugno alle 19.00, presso la chiesa di San Giovanni Battista a Coriano
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Lino Pizzi, vescovo di Forlì-Bertinoro.

Verona: giovedì 19 giugno alle 18,30, in Duomo
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona.

Venezia: giovedì 26 giugno alle 18.45, nella Basilica di San Marco
Celebrante principale: Mons. Giacomo Marchesan, vicario episcopale.

Trento: giovedì 5 giugno alle 19.00, in Duomo
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Luigi Bressan, arcivescovo di Trento.

Trieste: giovedì 26 giugno alle 18.30, nella Cattedrale di San Giusto

Udine: lunedì 23 giugno alle 19.00, nella chiesa del Cristo in via Marsala
Celebrante principale: Mons. Ernesto Zanin.

Treviso: sabato 28 giugno alle 10.00, presso la chiesa dei Carmelitani, via Oberdan
Celebrante principale: don Umberto Bertola.

Pordenone: sabato 28 giugno alle 11.00, presso il Duomo
Celebrante principale: Mons. Otello Quaia.

Conegliano: mercoledì 25 giugno alle 19.00, nella chiesa della Beata Maria Vergine di Fatima
Celebrante principale: don Francesco Cacioppo.

Monfalcone: martedì 24 giugno alle 20.00, presso la parrocchia di S. Nicolò
Celebrante principale: Mons. Armando Zorzin.

Padova: lunedì 30 giugno alle 19.00, presso la Basilica di Santa Maria del Carmine Celebrante principale: Mons. Paolo Doni, vicario generale della diocesi.

Feltre: sabato 21 giugno, alle 18.30, nella Concattedrale
Celebrante principale: Mons. Giulio Antoniol, vicario episcopale.

Vicenza: giovedì 26 giugno alle 19.00, nell'Oratorio del Gonfalone
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Vicenza.

Genova: giovedì 26 giugno alle 19.00, nella Cattedrale di San Lorenzo
Celebrante principale: Card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova.

Sarzana: lunedì 30 giugno alle 19.00, presso la chiesa di S. Andrea
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Francesco Moraglia, vescovo di La Spezia.

Firenze: giovedì 26 giugno alle 19.00, nella Basilica della SS. Annunziata
Celebrante principale: Mons. Lucio Norbedo, Vicario Regionale della Prelatura dell'Opus Dei per l'Italia.

Lucca: sabato 28 giugno alle 12.00, nella chiesa di San Fedriano
Celebrante principale: S.E.R.Mons. Italo Castellani, arcivescovo di Lucca.

Loreto: giovedì 26 giugno alle 18.30, presso il Santuario di Loreto
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Giovanni Tonucci, vescovo di Loreto.

Perugia
: giovedì 26 giugno alle 18.00, nella Cattedrale di S. Lorenzo
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Giuseppe Chiaretti, arcivescovo di Perugia.

Albano Laziale: martedì 17 giugno alle 19.00, nella Chiesa di San Pietro Apostolo
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano.

Palestrina: venerdì 27 giugno alle 21.00, nella Cattedrale
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Domenico Sigalini, verscovo di Palestrina.

L'Aquila
: venerdì 27 giugno alle 18.30, presso la Basilica di Santa Maria di Collemaggio
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Giuseppe Molinari, arcivescovo dell'Aquila.

Pescara: venerdì 27 giugno alle 18.00, presso la chiesa di Santa Maria del Rosario
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Juan Ignacio Arrieta, Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.

Teramo: giovedì 26 giugno alle 18.30, in Cattedrale
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Michele Seccia, vescovo di Teramo

Napoli: sabato 28 giugno alle 11.00, presso la Cattedrale.
Celebrante principale: Card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli.

Aversa
: mercoledì 25 giugno alle 19.00, in Duomo
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Mario Milano, arcivescovo di Aversa.

Ischia: mercoledì 25 giugno alle 19.00, in Cattedrale
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Filippo Strofaldi, vescovo di Ischia

Salerno: venerdì 27 giugno alle 19.00, in Duomo, cripta di san Matteo

Foggia: mercoledì 25 giugno alle 19.30, nella chiesa di San Domenico

Bari: venerdì 27 giugno alle 19.00, in Cattedrale
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Domenico Padovano, vescovo di Conversano-Monopoli.

Barletta: lunedì 30 giugno alle 19.00, presso la chiesa di Sant'Agostino.

Lecce: venerdì 20 giugno alle 19.00, nella chiesa del Rosario
Celebrante principale: S.E.R Mons. Cosmo Francesco Ruppi, arcivescovo di Lecce.

Taranto
: martedì 1 luglio alle 19.45, in Cattedrale (San Cataldo)
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Benigno Luigi Papa, arcivescovo di Taranto.

Potenza: giovedì 26 giugno alle 19.00, in Cattedrale
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza.

Paola (Cosenza): domenica 22 giugno alle 11.30, presso il Santuario di S. Francesco di Paola
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Salvatore Nunnari, arcivescovo metropolita di Cosenza -Bisignano.

Cosenza: giovedì 26 giugno alle 18.00, presso il Duomo
Celebrante principale: don Sebastiano Vella.

Reggio Calabria
: mercoledì 18 giugno 19.30, presso la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo in Sant'Agostino.
Celebrante principale: Mons. Antonio Iachino, vicario generale della diocesi.

Cagliari: venerdì 27 giugno alle 19.00, presso la Basilica di Nostra Signora di Bonaria
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Mosè Marcia, vescovo ausiliare di Cagliari.

Sassari: venerdì 20 giugno alle 19.30, nelle chiesa di San Giuseppe
Celebrante principale: don Gianni Lamon.

Nuoro: giovedì 19 giugno alle 19.00, nella chiesa di N.S. del Rosario
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Pietro Meloni, vescovo di Nuoro.

Palermo : giovedì 26 giugno alle 19.00, presso la Cattedrale
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Carmelo Cuttitta, vescovo ausiliare e vicario generale di Palermo.

Catania: venerdì 27 giugno alle 18.30, presso la Cattedrale
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Salvatore Gristina, arcivescovo di Catania.

Messina : venerdì 20 giugno alle 18.30, presso la Cattedrale
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Calogero La Piana, arcivescovo di Messina.

Trapani: lunedì 30 giugno alle 18.30, presso la Cattedrale
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Francesco Miccichè, vescovo di Trapani.

Siracusa: mercoledì 25 giugno alle 19.00, presso la chiesa di Santa Maria della Concezione
Celebrante principale: Mons. Giuseppe Greco, vicario generale della diocesi.

Agrigento: martedì 1 luglio alle 19.00, presso la Chiesa di Santa Croce
Celebrante principale: don Bruno Padula.

Caltanissetta
: mercoledì 25 giugno alle 19.00, presso la chiesa di San Biagio.

Messe in Svizzera:

Zurigo: giovedì 26 giugno alle 18.15, presso la chiesa di Notre Dame.

Lugano
: venerdì 6 giugno alle 18.00, presso la chiesa di Sant'Antonio.

Friburgo: giovedì 26 giugno alle 18.15, presso la chiesa del Cristo Re.

Losanna: giovedì 26 giugno alle 18.00, presso la chiesa del Sacro Cuore di Ouchy.

Zugo: lunedì 23 giugno alle 19.30, presso la chiesa Gut Hirt.

Ginevra: venerdì 3 ottobre alle 18:30, presso la Basilica di Notre Dame
Celebrante principale: S.E.R. Mons. Pierre Farine, vescovo ausiliare di Ginevra.

Thursday, April 17, 2008

etendard chiude per un po’


Questo blog sospende l’attività per i prossimi due mesi circa. Un saluto a tutti i visitatori.

Tuesday, April 15, 2008

Debacle per la Lista pazza, ma va bene così

Che mazzata! E chi se l’aspettava una catastrofe simile! Andare sotto il 4% era prevedibile, ma fermarsi allo 0,37% va al di là del peggior incubo. Le cause? Si può forse addurre la scarsa visibilità, insieme alla marginalizzazione della lista da parte del centrodestra e del mondo cattolico. A caldo, Giuliano Ferrara ha commentato che la responsabilità è tutta sua. Non sono d’accordo, ma si sa, le persone serie come lui si riconoscono soprattutto nella sconfitta. Lo scrivevo ieri, ad urne ancora aperte: grazie Giuliano per aver voluto ricondurre la politica al suo significato più alto, più nobile.

Aggiornamento. Dal Foglio di oggi
Analisi di una sconfitta pazza
Persa la scommessa della politica, la politica farà i conti con i temi etici

La lista per la moratoria “Aborto? No, grazie” aveva chiesto agli italiani un voto per portare in Parlamento non soltanto il dibattito sul tema cruciale, ma anche un gruppo di persone capaci di promuovere con competenza la difesa della vita maltrattata. In attesa dei numeri precisi, che ancora non conosciamo, va riconosciuto senza indulgenza che così non è stato: il risultato delle urne è disastroso, anche se meritano un grazie tutte le persone che invece alla nostra scommessa politica hanno creduto. Ma scommessa politica era, appunto. E dunque sconfitta politica: non siamo riusciti a tradurre nel linguaggio di una competizione elettorale la forza di un dibattito culturale, civile, etico. Va riconosciuto l’errore di metodo: una lista “single issue” non era il modo efficace per fare politica attorno a una questione decisiva come l’aborto, l’eugenetica e la manomissione della vita umana. E’ stato un errore anche scommettere di potercela fare lottando a mani nude, con un’organizzazione volontaria e generosa ma largamente improvvisata. Senza l’apparentamento su cui si era inizialmente confidato, correre da soli, e anche con un certo orgoglio di farlo, è stata una scelta avventurosa, dunque imprudente, tanto più grave in una campagna a polarizzazione spinta e dominata all’orizzonte dal voto utile.
Que rest-il de nos amours? Tutto ovviamente, una volta pagato pegno al conteggio delle schede, per quel che riguarda ragioni, idee, passione di una battaglia che troverà la strada per proseguire sul terreno su cui è partita: cultura, idee, informazione, agitazione. Tutto resta della splendida avventura umana intrapresa con i candidati e i sostenitori di una lista che fin da subito abbiamo definito pazza. Gli italiani hanno dichiarato che non si fa partito sull’aborto. Ma la pillola Ru486, il testamento biologico, i protocolli applicativi della legge 194 e le linee guida della legge 40 sulla fecondazione artificiale saranno tra i primi temi con cui il governo dovrà misurarsi e su cui, in Parlamento, un cospicuo corpo trasversale darà battaglia. Insomma, i temi etici possono essere tenuti fuori dalla campagna elettorale, ma non dall’attività del governo e del Parlamento. Intorno alla vita maltrattata non si fa politica elettorale nel modo da noi scelto, ma si dovranno prendere decisioni dure e difficili. Speriamo buone decisioni e buone leggi. Resta, ultimo ma non ultimo, che l’insorgenza della biopolitica è un fattore destinato a crescere. Si tratta della sconfitta di una lista pazza, attraverso la quale è però stata rotta una opaca congiura del silenzio.

Monday, April 14, 2008

Il nostro grazie a Giuliano Ferrara

Per la prima volta nella nostra storia di elettori, ieri mattina, mia moglie ed io abbiamo votato con grande buon umore. Tutto merito della lista “Aborto? No, grazie”.
Al Senato, poi, abbiamo messo la crocetta sul simbolo del PdL, ma non prima di aver decisamente sbuffato.
Mi resta un rimpianto, quello di non essermi speso nel corso della campagna elettorale. Questa volta avrei dovuto darmi da fare, sì. Impegni professionali mi hanno tenuto e mi tengono tuttora occupatissimo, è vero, ma avrei dovuto lo stesso informare il maggior numero possibile di persone sull’importanza del voto alla Lista pazza. Parlando con parenti, amici, colleghi e conoscenti, mi ha molto impressionato la grande e diffusa disinformazione, persino sull’esistenza della lista.
Poco fa, ho letto queste frasi di Luigi Negri, Vescovo di San Marino e Montefeltro, rivolte a Ferrara il 3 aprile scorso, dopo le contestazioni di Bologna e Pesaro:
Io non sono politico raffinato e soprattutto sono vescovo, perciò non posso dirti se la tua lista abbia o no una convenienza politica, ma sono lieto di dirti che la tua è una limpida testimonianza ideale, e ti posso assicurare che non gli intellettualoidi delle grandi città ma il sano popolo cattolico riconosce la tua grandezza umana e perciò, lasciamelo dire, almeno implicitamente cristiana.
Non so se mia moglie ed io apparteniamo al “sano popolo cattolico” di cui parla il vescovo, però, l’occasione di votare a difesa della vita dal concepimento alla morte non ce la siamo lasciata sfuggire.
Spero che altrettanto abbiano fatto molti altri, cattolici e non.
Comunque vada, grazie di tutto Giuliano.

Tempo

Ieri chiacchieravo con una persona che conosco da anni e a cui voglio molto bene. Le chiedevo: “Ma non ti fermi mai? Prendi fiato ogni tanto. Sembra come se lotti continuamente contro il tempo!”.
Mi ha risposto: “Effettivamente, è così. Mi fermerò solo quando muoio”.
Ho ricordato allora un amico che anni fa mi disse: “Abbiamo solo un’occasione. Sprecata quella, è finita. E quello che facciamo, nel bene e nel male, resta per l’eternità”.
Mi sono sentito così piccolo. Si riparte!

Friday, April 11, 2008

La scalata

Pensavo tra me e me: “Mamma mia, quante fotocopie uno deve fare, per diventare direttore generale!”

Tuesday, April 08, 2008

Escrivá e l’Opus Dei per il cronista Minoli

Un libro e un documentario per spiegare chi sono quelli dell’Opus Dei, parole e immagini per mettere a fuoco l’Opera di Josemaría Escrivá de Balaguer messe in fila da Giovanni Minoli con Stefano Rizzelli. Il libro è breve, una sorta di didascalia del film, che Rizzoli ed Eri vendono in un cofanetto unico. Il risultato è buono perché ne risulta un facile percorso di comprensione.

Sull’Opus Dei sì è scritto tanto. Ha molti detrattori e molti estimatori. Minoli si limita a fare il cronista, ma smonta tanti luoghi comuni e soprattutto chiede di rispondere alle accuse agli stessi membri dell’Opera. Una di queste riguarda la segretezza, per cui l’Opus Dei è soprannominata la "Massoneria bianca". Qui si spiega che non di segretezza si tratta, ma di discrezione, e che tuttavia, oltre 40 anni fa il fondatore aveva detto non essere necessaria. Il libro e il filmato sono costruiti attorno alla vita e ai pensieri di Josemaría Escrivá de Balaguer, unico santo di cui esiste un’ampia documentazione filmata.

Minoli non fa il teologo né lo storico, ma analizza, in modo scientifico, Escrivá il comunicatore, perché questo egli era soprattutto. Usava tenere lunghissime conversazioni con i membri dell’Opera ovunque nel mondo. Sono l’immagine pubblica di un uomo dalle tante sofferenze interiori. Ma sono l’immagine di un uomo estroverso e sereno.

Chi era Escrivá? Un uomo scomodo, pericoloso, o solo uno che ha trovato un modo originale di comunicare il Vangelo? Minoli ne dà un’interpretazione non banale, con il suo stile fatto di poche, fulminanti parole. Dice che per Escrivá Cristo era uno che sta «sopra una croce, senza spettacolo». È questo Vangelo, pieno di parole e povero sulla scena, che l’Opus ha deciso di servire.

Alberto Bobbio, su Famiglia Cristiana del 6 aprile

Incontro con Claudio Risé - Lista "Aborto? No, grazie"

Martedì 8 aprile 2008 ore 18.00

Aula Magna Scuola Primaria “Madonna delle neve” - Via Nigoline, 2 - Adro (BS)

Presentazione della Lista “Per la moratoria con Giuliano Ferrara. Aborto? No, grazie“, con Claudio Risé, capolista nella Circoscrizione Lombardia 2, secondo in lista in Emilia Romagna e candidato a Milano, Napoli, Roma.

Alla conferenza dal titolo “Dalla parte del Figlio, del Padre, della Madre“, partecipano i candidati della lista "Per la moratoria con Giuliano Ferrara": Claudio Risé, Elisabetta Pittino e Stefano Savoldi. Sarà presente inoltre il cantautore Stefano Conter.
Si veda qui per gli altri appuntamenti elettorali.

Sunday, April 06, 2008

Lontano da Gerusalemme

Gesù sorride e chiede: “Che cosa è successo?” Incredibile Dio.
Stanno parlando della sua morte, stanno parlando della sua tortura, del suo dolore, delle sue carni fatte a brandelli, della violenza assurda e scomposta che ha dovuto subire… e lui, niente, nulla, neppure se lo ricorda. Imparassimo da Dio a dimenticare il dolore!

Paolo Curtaz

Friday, April 04, 2008

Incontro con Giovanni Salizzoni - Lista "Aborto? No grazie"


Incontro pubblico con
GIOVANNI SALIZZONI
Capolista in Emilia Romagna
Per la lista
"Aborto? No, grazie.
Per la moratoria con Giuliano Ferrara"
San Martino in Rio (RE)
Martedì 8 aprile 2008, ore 21.00
Presso la Sala D'Aragona della Rocca Estense
Informazioni su:
www.abortonograzie-salizzoni.it
www.ilfoglio.it/lista


Percorsi per San Martino in Rio:
Casello CAMPOGALLIANO (Autobrennero) direzione S.Martino in Rio – Correggio
Casello CARPI (Autobrennero) direzione Correggio poi S.Martino in Rio
Casello REGGIO EMILIA (A1): tangenziale verso Modena, uscita S.Martino in Rio – Correggio
Da MODENA direzione Campogalliano – S.Martino in Rio – Correggio