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Veniamo da lontano, noi cattolici: anzi, siamo, almeno in Occidente, quelli che vengono da più lontano nel tempo. Nessun altro era qui quando ancora regnava la pax romana proclamata da Augusto. E ci saremo (anche se non sappiamo come ridotti: e se saremo solo un piccolo gregge e l'imponente barca di Pietro sarà ridotta ad una zattera, non ci sarà da stupirsi o da lagnarsi, perché è Vangelo) ci saremo pure alla fine della storia. (Vittorio Messori)
Che mazzata! E chi se l’aspettava una catastrofe simile! Andare sotto il 4% era prevedibile, ma fermarsi allo 0,37% va al di là del peggior incubo. Le cause? Si può forse addurre la scarsa visibilità, insieme alla marginalizzazione della lista da parte del centrodestra e del mondo cattolico. A caldo, Giuliano Ferrara ha commentato che la responsabilità è tutta sua. Non sono d’accordo, ma si sa, le persone serie come lui si riconoscono soprattutto nella sconfitta. Lo scrivevo ieri, ad urne ancora aperte: grazie Giuliano per aver voluto ricondurre la politica al suo significato più alto, più nobile.Analisi di una sconfitta pazza
Persa la scommessa della politica, la politica farà i conti con i temi etici
La lista per la moratoria “Aborto? No, grazie” aveva chiesto agli italiani un voto per portare in Parlamento non soltanto il dibattito sul tema cruciale, ma anche un gruppo di persone capaci di promuovere con competenza la difesa della vita maltrattata. In attesa dei numeri precisi, che ancora non conosciamo, va riconosciuto senza indulgenza che così non è stato: il risultato delle urne è disastroso, anche se meritano un grazie tutte le persone che invece alla nostra scommessa politica hanno creduto. Ma scommessa politica era, appunto. E dunque sconfitta politica: non siamo riusciti a tradurre nel linguaggio di una competizione elettorale la forza di un dibattito culturale, civile, etico. Va riconosciuto l’errore di metodo: una lista “single issue” non era il modo efficace per fare politica attorno a una questione decisiva come l’aborto, l’eugenetica e la manomissione della vita umana. E’ stato un errore anche scommettere di potercela fare lottando a mani nude, con un’organizzazione volontaria e generosa ma largamente improvvisata. Senza l’apparentamento su cui si era inizialmente confidato, correre da soli, e anche con un certo orgoglio di farlo, è stata una scelta avventurosa, dunque imprudente, tanto più grave in una campagna a polarizzazione spinta e dominata all’orizzonte dal voto utile.
Que rest-il de nos amours? Tutto ovviamente, una volta pagato pegno al conteggio delle schede, per quel che riguarda ragioni, idee, passione di una battaglia che troverà la strada per proseguire sul terreno su cui è partita: cultura, idee, informazione, agitazione. Tutto resta della splendida avventura umana intrapresa con i candidati e i sostenitori di una lista che fin da subito abbiamo definito pazza. Gli italiani hanno dichiarato che non si fa partito sull’aborto. Ma la pillola Ru486, il testamento biologico, i protocolli applicativi della legge 194 e le linee guida della legge 40 sulla fecondazione artificiale saranno tra i primi temi con cui il governo dovrà misurarsi e su cui, in Parlamento, un cospicuo corpo trasversale darà battaglia. Insomma, i temi etici possono essere tenuti fuori dalla campagna elettorale, ma non dall’attività del governo e del Parlamento. Intorno alla vita maltrattata non si fa politica elettorale nel modo da noi scelto, ma si dovranno prendere decisioni dure e difficili. Speriamo buone decisioni e buone leggi. Resta, ultimo ma non ultimo, che l’insorgenza della biopolitica è un fattore destinato a crescere. Si tratta della sconfitta di una lista pazza, attraverso la quale è però stata rotta una opaca congiura del silenzio.
Per la prima volta nella nostra storia di elettori, ieri mattina, mia moglie ed io abbiamo votato con grande buon umore. Tutto merito della lista “Aborto? No, grazie”.Io non sono politico raffinato e soprattutto sono vescovo, perciò non posso dirti se la tua lista abbia o no una convenienza politica, ma sono lieto di dirti che la tua è una limpida testimonianza ideale, e ti posso assicurare che non gli intellettualoidi delle grandi città ma il sano popolo cattolico riconosce la tua grandezza umana e perciò, lasciamelo dire, almeno implicitamente cristiana.Non so se mia moglie ed io apparteniamo al “sano popolo cattolico” di cui parla il vescovo, però, l’occasione di votare a difesa della vita dal concepimento alla morte non ce la siamo lasciata sfuggire.
Ieri chiacchieravo con una persona che conosco da anni e a cui voglio molto bene. Le chiedevo: “Ma non ti fermi mai? Prendi fiato ogni tanto. Sembra come se lotti continuamente contro il tempo!”.
Un libro e un documentario per spiegare chi sono quelli dell’Opus Dei, parole e immagini per mettere a fuoco l’Opera di Josemaría Escrivá de Balaguer messe in fila da Giovanni Minoli con Stefano Rizzelli. Il libro è breve, una sorta di didascalia del film, che Rizzoli ed Eri vendono in un cofanetto unico. Il risultato è buono perché ne risulta un facile percorso di comprensione.
Martedì 8 aprile 2008 ore 18.00
“Vi piace che ogni anno nel mondo ci siano 50 milioni di aborti? A me no! L’aborto è maschio, come voi che contestate”, dirà a fine giornata Ferrara.A mio parere, c’è del vero nell’opinione di Ferrara che l’aborto è maschio, ma sostenere che le contestazioni di piazza a Bologna siano state il prodotto di un modo maschile di esprimere dissenso è una grossissima sciocchezza. È come dire che essere incivili è tipicamente maschile, che essere intolleranti è tipicamente maschile, che la prevaricazione del diritto di opinione e di parola altrui è insito nel maschile.
Perché Fitna deve essere visibile online
I vertici delle istituzioni europee e di quella vergogna chiamata Organizzazione delle Nazioni Unite hanno fatto a gara nel condannare la pubblicazione online di Fitna, il film sull'islam del leader politico olandese Geert Wilders. Solita reazione spaventata dei dhimmi, che in nome dell'appeasement ogni giorno sono pronti a rinunciare a una nuova fetta delle loro libertà. Una scelta vergognosa sotto molti aspetti, che vanno oltre la ragione principale e più ovvia, ovvero la difesa della libertà d'espressione. Sono gli stessi motivi che mi hanno fatto pubblicare Fitna su questo blog. Ne cito due.
Primo. Nel film non vi è nulla di falso. Fitna è un documentario girato con materiale di archivio, intervallato con citazioni originali del corano. Tutto materiale la cui veridicità nessuno può contestare. Roba risaputa, che gli interessati all'argomento (e non solo) conoscono benissimo: gli attentati in Europa e negli Stati Uniti, l'indottrinamento antisemita dei piccoli palestinesi, gli imam che invitano i fedeli a conquistare l'Europa, il trend demografico che nel giro di qualche generazione minaccia di ridurre in minoranza (come già avvenuto in molte città) gli "autoctoni" europei, le impiccagioni pubbliche degli omosessuali nell'Iran di Mahmoud Ahmadinejad.
Secondo. L'intento del film non è offensivo. E infatti, pur avendo imbarazzato le pavide autorità delle organizzazioni sovranazionali occidentali, non sembra aver turbato i primi che avrebbero dovuto sentirsi offesi, ovvero gli islamici olandesi. Copio e incollo l'articolo apparso su Liberazione il 29 marzo, in pagina 10, titolato "Olanda, flop del film anti-Islam. Wilders non riesce ad offendere". Distinguete bene i fatti dalle opinioni che vi sono contenute, e tra poco vedremo perché.
Molto rumore per nulla. O quasi. Per ora, a quanto sembra, le comunità islamiche olandesi non avrebbero granché da ridire sul temuto "Fitna", il film del deputato dell'estrema destra dal biondo ciuffo Geert Wilders che nelle intenzioni avrebbe dovuto aprire gli occhi al mondo sulla natura violenta e intollerante dell'Islam. La pellicola, oggetto di aspro dibattito governativo e dallo scarso valore cinematografico, è andata infine su internet. Alcuni leader musulmani olandesi hanno dichiarato che le immagini «non sono così brutte come ci si attendeva» e hanno aggiunto che il loro maggiore timore era di vedere il Corano bruciato o le sue pagine lacerate. Gli esponenti musulmani hanno spiegato che le immagini mostrate «sono quelle che tutti già conoscono» e hanno aggiunto polemicamente che il film la dice più lunga sul suo autore che sul Corano. Potrebbe quindi essere un "flop" la pellicola che ha ottenuto l'unico scopo di puntare i riflettori sull'astuto rampante Wilders, che con la xenofobia e l'allarme immigrazione si sta costruendo una fulminante carriera politica nella una volta tollerante Olanda. Niente effetto "vignette sataniche" insomma, come avvenne in Danimarca e come Wilders sembrava quasi augurarsi. Anzi, la notizia più divertente è che proprio uno dei caricaturisti danesi, Kurt Westergaard ha annunciato azioni legali nei confronti di Wilders, definendo un abuso l'uso della sua caricatura di Maometto all'inizio e alla fine del film. Il disegnatore ha annunciato che chiederà alla magistratura di vietare «Fitna». Le rezioni del governo olandese e di molti giornali sono state quasi tutte di condanna. «Perverso e offensivo» per Pieter van Geel, capogruppo parlamentare del partito cristiano-democratico, al governo, o un film che ricorda quelle opere di propaganda tipiche dei regimi totalitari per il quotidiano "de Volkskrant".
Dunque, leggendo questo articolo, si apprende che Fitna è risultato indigesto a qualche olandese politicamente corretto, mentre i più equilibrati tra i rappresentanti degli immigrati olandesi hanno reagito con un'alzata di spalle: materiale «che tutti già conoscono», dicono giustamente. Visto il casino che ci aveva montato sopra la sinistra europea, si attendevano di peggio anche loro.
I compagnucci di Liberazione, spiazzati, provano comunque a uscirne fuori nel peggiore dei modi: scrivono che Wilders avrebbe voluto offendere gli islamici, creare un caso tipo quello scatenato dai "Versetti satanici" di Salman Rushdie e, sull'onda di questo bordello, dare una spinta alla sua carriera politica. Non essendoci riuscito, l'accusano di aver fatto flop.
Ma quello che scrive Liberazione è falso. Avesse voluto davvero far imbestialire tutti i musulmani, a Wilders sarebbe bastato filmare lo strappo di una pagina dal corano. Niente di più facile. Se non lo ha fatto è perché evidentemente le sue intenzioni erano altre. Alla fine del film si vede una mano che afferra una pagina del corano. Si ode un rumore di strappo, ma la telecamera è già spenta. Una scritta avverte che quel suono è stato registrato dallo strappo di una pagina dell'elenco telefonico. Spetta agli islamici, avverte Wilders, cancellare i versi intrisi di odio dal loro libro sacro.
Il resto, quello che sostiene Wilders, e cioè che l'islam vuole conquistare l'Europa e cambiare per sempre il nostro modo di vivere, lo dicono anche tante autorità religiose e politiche islamiche, e lo hanno gridato molti manifestanti musulmani nelle strade europee. Se qualche islamico (e certamente tra di loro ce ne sono molti) ha intenzioni diverse e si sente offeso da queste frasi, è con chi le urla che deve prendersela, non con chi ne filma gli autori e li mette in rete.
Post scriptum. Intanto Live Leak, il sito su cui Wilders aveva fatto pubblicare Fitna, e che inizialmente era stato costretto a impedirne la diffusione, lo ha rimesso online. Bene così.
Solo con molta lentezza si va percependo l’immensità del disagio che per più della metà degli italiani deriva dalla fragilità e dalla rottura dei vincoli di amore coniugale. La deriva è agghiacciante ed è ormai sotto gli occhi di tutti. La cultura imperante ha messo il silenziatore, ma le depressioni, i suicidi, gli omicidi, i giovani spaventati di fronte al matrimonio, il dilagare delle convivenze previe per paura che tutto finisca (aumentando la fragilità!), il diffondersi dei single e dell’omosessualità come fuga dal vincolo uomo-donna, per non dire dei bambini che diventano cinici o in eterno debito di amore, sono in grande aumento. Fenomeni, tutti, direttamente collegati alla fragilità del vincolo coniugale. L’ultimo dato, dirompente, è quello delle ricerche fatte dal Ministero sulla violenza inferta alle donne, da cui risulta che ci sono in Italia circa due milioni di uomini che molestano più o meno pesantemente la ex, (ex fidanzata, ex amante, ex moglie); ciò è dovuto alla sofferenza particolare della psiche maschile di fronte ad un amore non corrisposto. È bene aver presente che l’alternativa all’”amore per sempre” è la disperazione. E bisogna aggiungere la sofferenza dei genitori-suoceri, dei fratelli di chi si separa e anche vari amici, oltre all’indotto sui costumi e sul loro logoramento. Non c’è alcun dubbio che la sofferenza più acuta proviene dall’amore rifiutato. La sofferenza di un/a fidanzato/a lasciato/a, o coniuge lasciato e dei figli è spaventosa, più che per una malattia grave, più che una morte in guerra o per incidente d’auto. La fragilità dei vincoli forti dell’amore causa i danni più gravi per una società. Scrive lo psichiatra E. Rojas: «L’amore non corrisposto porta a una esistenza tra le più disperate che si possano immaginare. La vita diventa una prigione, tutto svanisce e perde significato. La tristezza invade il cuore e vi prende dimora stabilmente. Non ci sono più prospettive e speranze. Può finire in una vera e propria ossessione psicologica di difficile soluzione e infausto pronostico», Remedios para el desamor, Madrid 1990. Qui c’è anche un’indicazione sul bisogno di fondare l’amore in Dio, come dono che ci unisce dall’alto, altrimenti siamo in balia della libertà incerta di un/a giovane d’oggi, dal cui amore si dipende. Il fenomeno è accompagnato dalla disillusione sull’amore, dalla paura di legarsi, dal cinismo verso la vita e gli altri, dal dilagare del sesso deresponsabilizzato, dalla prostituzione, dalla droga, dalle malattie infettive, con tanti altri dolori. Certamente oggi ci sono depravazioni che a Sodoma e Gomorra non si immaginavano. Quando Apuleio nelle Metamorfosi, descrive la decadenza della famiglia nell’impero romano alla vigilia del crollo definitivo, sembra fare una foto del nostro tempo. Ci si accorge dopo, e a volte può essere troppo tardi. Occorre affrettare la presa di coscienza, perché è l’unico modo di decidersi a ripensare i dati culturali in cui ci si muove; l’unico modo di unire le forze di aree culturali differenti per il bene di tutti. La sofferenza diffusa fa sorgere delle domande, ancora insufficienti a cambiare la deriva della cultura, ma che potrebbero aprire qualche spiraglio per un ripensamento antropologico in cui impegnarci tutti. 
Aggiornamento del 29 marzo. A seguito delle gravi minacce subite dal suo staff, il sito LiveLeak.com ha dovuto rimuovere il film. Per poterlo comunque visionare, rinvio a A Conservative Mind, che ieri aveva ricaricato una copia di Fitna su Blogger.
Al laicismo e all’odio per la Chiesa cattolica ci siamo ormai abituati eppure non possiamo nascondere un evidente sconcerto per le reazioni scomposte - e in alcuni casi deliranti – al battesimo ricevuto da Magdi Allam in San Pietro durante la Veglia pasquale celebrata da papa Benedetto XVI. Non ci riferiamo alle reazioni del mondo islamico, in parte scontate e dove peraltro non sono mancate voci rispettose, ma a quelle di certo mondo politico italiano e addirittura di alcuni cattolici eccellenti. Segno che il laicismo e l’intolleranza anti-cattolica sono molto più profonde di quanto pensato e hanno addirittura varcato la soglia della Chiesa.Il multiculturalismo imperante esige che si eviti di fare qualsiasi associazione tra terrorismo e fondamentalismo islamico, malgrado siano gli stessi terroristi a invocare il Corano. Abbiamo visto le assurde – e anche ridicole - conseguenze di questa censura “politicamente corretta” nella notizia pubblicata il 19 febbraio. Ora, ha ben ragione Benedetto XVI a insistere sul fatto che non è lecito uccidere in nome di Dio e che Dio non può volere la violenza, ma l’insistenza – che ha assunto il tono di una sfida alla ragione - si spiega proprio con il fatto che, in campo islamico, c’è chi teorizza il contrario. Sarebbe anche sbagliata un’equazione del tipo islam=terrorismo o islam=violenza, però allo stesso modo non si possono negare certi fenomeni inquietanti, che ripropongono la domanda sulle radici della violenza fondamentalista.
Uno spunto originale ce lo offre il lavoro di William J. Federer, uno studioso americano esperto di rapporti tra religione e società, il cui ultimo libro esamina il rapporto tra islam e Stati Uniti. In un articolo scritto per WorldDailyNet, Federer smentisce sia gli apologeti islamici che accusano anche i cristiani di aver commesso violenze nella loro storia, sia i laicisti che credono sia la religione la prima causa della violenza – dimenticando gli stermini “atei” della Rivoluzione Francese, dello stalinismo, del maoismo -. Lo fa mettendo a confronto la vita e gli insegnamenti di Gesù con la vita e gli insegnamenti di Maometto: i quattro vangeli sono la fonte usata per Gesù, mentre per Maometto usa il Corano, l’Hadith (le storie sul Profeta trasmesse oralmente e poi raccolte dal califfo Omar II nell’VIII secolo) e il Sirat Rasul Allah (La vita del Profeta di Allah), anche questo scritto nell’VIII secolo.
Il confronto tra le due figure, ben dettagliato da Federer e che potete leggere nell'articolo integrale, non necessita di alcun commento. Citiamo solo alcuni punti:
- Gesù è stato un leader religioso;
- Maometto è stato un leader religioso e militare.
- Gesù non ha mai ucciso nessuno;
- Maometto si stima abbia ucciso 3mila persone, compresi 700 ebrei a Medina nel 627.
- Gesù non ha mai posseduto schiavi;
- Maometto ne riceveva un quinto dei prigionieri catturati in battaglia, comprese le donne (Sura 8,41).
- Gesù non ha mai forzato i suoi discepoli a continuare a credere in Lui;
- Maometto ha forzato i suoi discepoli a continuare a credere in lui (pena la morte).
- Gesù ha insegnato a perdonare le offese ricevute;
- Maometto ha insegnato a vendicare le offese contro l’onore, la famiglia o la religione.
- Gesù non ha mai torturato nessuno;
- Maometto ha torturato il capo di una tribù ebrea.
- Gesù non ha vendicato la violenza contro di lui, affermando addirittura “Padre, perdona loro” (Lc 23,24);
- Maometto ha vendicato le violenze contro di lui ordinando la morte dei suoi nemici.
- Per cristiani ed ebrei martire è colui che muore per la propria fede;
- Per l’islam martire è chi muore per la propria fede mentre combatte (e uccide) gli infedeli.
- Nessuno dei discepoli di Gesù ha mai guidato eserciti;
- Tutti i califfi discepoli di Maometto sono stati anche generali.
- Nei primi 300 anni di cristianesimo ci sono state 10 importanti persecuzioni contro i cristiani (senza che ci fossero resistenze armate);
- Nei primi 300 anni di islam, gli eserciti islamici hanno conquistato Arabia, Persia, la Terra Santa, Nord Africa, Africa centrale, Spagna, Francia meridionale e vaste aree di Asia minore e Asia.
Su segnalazione de Il blog dell’uomo vivo, rilancio un post de La compagnia del libro, in cui si commenta l’articolo “The atheist delusion” (La delusione ateista), comparso sul The Guardian, quotidiano liberal britannico.I campioni dell’ateismo? La peggior versione del fanatismo. E le loro idee non sono altro che una corruzione malriuscita di dogmi scientisti sconfitti dall’evidenza della storia. A parlare così non è un apostolo di Militia Christi, ma il laicissimo supplemento settimanale on line del Guardian, quotidiano britannico progressista, a firma di John Gray.
Il testo, il cui titolo ricalca sarcasticamente il bestseller di Richard Dawkins “The God delusion”, smonta sistematicamente e con la nota brillantezza della divulgazione britannica le tesi propugnate dai molti bestseller antireligiosi pubblicati negli ultimi anni. Ce n’è per tutti, sentite un po’:
Hitchens sostiene che “alla lunga la scienza scaccerà la fede ai margini della vita umana”. Be', questa non è un’argomentazione basata sull’evidenza dei fatti – replica Gray - ma un articolo di fede irrazionale. Se è vero che la “secolarizzazione è in ritirata al suo posto sta comparendo un tipo di ‘ateismo evangelico’ che non si vedeva dai tempi dell’età vittoriana”.
Gli atei sostengono di lavorare a “favore dell’umanità dell’uomo? È piuttosto buffo, allora, questo umanesimo che condanna l’impulso religioso così tipicamente umano”. Secondo Daniel Dennet, la religione non è altro che una filosofia primitiva unita al senso del magico. “Be’ lo diceva già Frazer nel ramo d’oro agli albori del Novecento e nonostante tutto quanto accaduto in quel secolo Dennet contiunua ad avere le stesse idee”.
“Sarà soprattutto la tecnologia a sconfiggere la religione”. Gray si chiede se Dennet abbia mai riflettuto sull’uso del web e della telefonia cellulare brillantemente dimostrato dai militanti di Al Qaeda.
Scienza e Religione per Gray, che non è certo un campione della fede, sono invece alla radice uguali nel cercare risposte a una domanda di senso. La differenza è semplicemente che la scienza lo fa “per esercitare una previsione e un controllo sui fatti”. L’idea di religione di Dawkins con il suo riferimento alla teoria dei “memi”, ovvero unità di valore simbolico che competono con altre in una parodia della teoria dell’evoluzione, non è altro che la dimostrazione di come il pensiero darwinista si risolva in un autentico “nonsenso quando applicato al di fuori del suo ambito di pertinenza”. La fiducia di Dawkins nel ruolo dell’educazione che scaccerebbe queste unità primitive è semplicemente risibile: “la biologia umana non è molto cambiata nel corso della storia da quando la conosciamo, e se la relgione è così tipica della specie, è difficile pensare che un qualsiasi tipo di educazione possa sradicarla”.
Ancora più ingenuo è l’autore della “God delusion” quando sostiene che “è vero che Hitler e Stalin erano atei, ma l’ateismo in sé non può influenzare la gente a compiere azioni cattive”. È qui che Gray ha gioco facile nel dimostrare i legami tra Hitler e certe versioni del darwinismo e nel ricondurre allo scientismo materialista la teoria nazista della razza per concludere così che “non si può assolutamente mettere in discussione che questo è stato un tipo di ateismo e che abbia contribuito a rendere possibili i crimini del nazismo”.
C’è poi chi afferma che uno stato sempre più secolare e nettamente distinto dalla sfera religiosa contribuirà al declino della religione. Teoria assolutamente ribaltata da una considerazione semplicissima. Gli Stati Uniti con la loro costituzione assolutamente secolare hanno al loro interno un fondamentalismo religioso assai più influente rispetto all’Inghilterra dove la Chiesa è statale.
E non è da dimenticare, infine, come certe esecuzioni pubbliche in Iraq rimandino ai “tribunali del popolo” degli anni di piombo, di matrice non propriamente religiosa.
Insomma, da Hitchens a Dawkins fino a Onfray, tra Inghilterra Stati Uniti e Francia, Gray ne ha per tutti. Ah, dimenticavamo: e i nostri Boncinelli e Oddifreddi? Neanche una menzione: sarà colpa della subalternità della nostra cultura o forse perché anche da un punto di vista di storia delle idee balzane non posseggono neanche la patente dell'originalità.