Tuesday, August 04, 2009

Omosessualità & normalità. Colloquio con Joseph Nicolosi

Ho ricevuto duri commenti da parte di un lettore per il post sullo psicologo Gerard van den Aardweg. Questo lettore non aveva esitato ad esprimere tutto il suo disprezzo verso noi “ipocriti cattolici”, già in occasione della pubblicazione di un altro post sulla terapia riparativa di Joseph Nicolosi.
Riassumo di seguito il senso dei commenti, che poi sono tipici di ogni buon promotore dell’ideologia omosessualista.

Dato che l’omosessualità è un orientamento che ha origini genetiche ampiamente dimostrate dalla scienza [non è un’esagerazione, dice proprio così, ndr], la terapia di quegli studiosi che considerano l’omosessualità come innaturale non è scientifica, bensì ideologicamente motivata. Ora - continua il commentatore -, sempre perché omosessuali si nasce, non è nemmeno verosimile che qualcuno possa soffrire per avere tendenze omosessuali. Infatti, di fronte al caso di chi vive con forte disagio la propria omosessualità, il problema ce l’ha … l’esperto che non aiuta quella persona ad accettarsi così com’è!!! Specialista serio e competente è, invece, quello che si adopera nel persuadere che la sofferenza deriva dai condizionamenti sociali e culturali!!! Rispettando un collaudato cliché, il commentatore non risparmia bacchettate alla Chiesa, che non solo si ostina a considerare l’omosessualità come un disordine morale, ma guarda anche con favore al lavoro di “pseudo-studiosi” [sono ancora parole sue, ndr] impegnati a spiegare le cause psicologiche e familiari della stessa. In sintesi, la visione dell’omosessualità come orientamento innaturale ma reversibile è viziata da “superstizione religiosa” e incompetenza scientifica.

Le argute osservazioni del lettore si commentano da sole. Qualche risposta si può trovare in un post che scrissi più di due anni fa, nonché in quest’altro.
Mi limito qui a far notare una caratteristica che accomuna chi abbraccia l’ideologia omosessualista: il disprezzo e l’intolleranza verso studiosi e dati scientifici che vanno in direzione del tutto contraria, ancor più se questi dati scientifici si traducono in una terapia che favorisce il superamento dell’omosessualità. Detto in altri termini, i fautori dell’ideologia omosessualista vogliono mettere a tacere chi non si adegua, meglio, non si assoggetta alla loro “verità”.
Incoraggiato da tanta apertura mentale e sensibilità democratica, riporto un’intervista a Joseph Nicolosi, pubblicata, ancora una volta, su di una rivista cattolica. Il mio obiettivo, come sempre, è quello di offrire qualche stimolo di riflessione. A beneficio di chi? Bé, certamente non di chi si è convinto che l’orientamento omosessuale è faccenda biologica ampiamente dimostrata dalla scienza. Come si dice, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Omosessualità & normalità. Colloquio con Joseph Nicolosi
(a cura di Roberto Marchesini, su “Studi Cattolici” n. 525, novembre 2004, pp. 830 – 832)

Il dott. Joseph Nicolosi si occupa da diversi anni di terapia riparativa dell’omosessualità; è cofondatore e direttore dell’Associazione Nazionale per la Ricerca e la Terapia dell’Omosessualità (NARTH), membro dell’Associazione Psicologica Americana, autore di numerosi libri e articoli scientifici. In italiano sono disponibili i seguenti volumi: JOSEPH NICOLOSI, Omosessualità maschile, un nuovo approccio, Milano, Sugarco Edizioni, 2002; JOSEPH NICOLOSI, LINDA AMES NICOLOSI, Omosessualità: una guida per i genitori, Milano, Sugarco Edizioni, 2003. Il sito del NARTH, sul quale è disponibile materiale in italiano, ha il seguente URL: http://www.narth.com/. Roberto Marchesini ha intervistato Joseph Nicolosi per i nostri lettori.

Dottor Nicolosi, cos’è l’omosessualità?
L’omosessualità è un sintomo di un problema emotivo e rappresenta bisogni emotivi insoddisfatti dall’infanzia, specialmente nella relazione con il genitore dello stesso sesso. In altre parole: per il ragazzo che non ha avuto una connessione emotiva con il padre, e per la ragazza che non ha avuto attenzione emotiva da parte della madre, questo può indurli a sviluppare un sintomo di attrazione verso il proprio sesso, o omosessualità.

L’omosessualità è “normale”? E cosa è “normale”?
Io non penso che l’omosessualità sia normale. La popolazione omosessuale è circa il 2 %, 1.5–2 %. Perciò statisticamente non è “normale” nel senso che è molto diffusa. Oltre a questo, non è nemmeno normale in termini di natural design (1). Quando parliamo di legge naturale, e della funzione del corpo umano… quando guardiamo alla funzione del corpo umano, l’omosessualità non è normale. E’ un sintomo di qualche disordine. La normalità è ciò che adempie ad una funzione in conformità al proprio design; questo è il concetto di legge naturale – e in questo senso l’omosessualità non può essere normale, perché l’anatomia di due uomini, i corpi di due uomini, o due donne, non sono compatibili.

Quali sono le cause dell’omosessualità? Ed esiste una causa genetica?
Come ho detto, le cause dell’omosessualità risalgono all’auto-percezione del bambino o della bambina nella prima infanzia. Il ragazzo ha bisogno di un legame con suo padre per sviluppare la sua sostanziale identità maschile, la ragazza ha bisogno di un attaccamento emotivo o legame con sua madre per sviluppare la sua femminilità. E’ il senso di genere che determina l’orientamento sessuale; in altre parole, quando un ragazzo si sente sicuro della sua mascolinità, è naturalmente attratto dalle femmine. E la stessa cosa è vera anche per le femmine: quando una giovane ragazza si sente sicura della sua identità femminile, sarà naturalmente attratta dai ragazzi. L’omosessuale è la persona che è carente o mancante nel senso di genere, e perciò cerca di rimediare, o cerca un rimedio attraverso altre persone. Questa spinta diventa sessualizzata, ecco perché essi manifestano il sintomo dell’omosessualità.
Si fa un gran parlare circa le cause genetiche [dell’omosessualità] e più o meno vent’anni fa negli Stati Uniti si parlava in continuazione di “gene gay”, o di “cervello gay”… ma nessuno studio ha dimostrato questa cosa. Infatti gli attivisti gay negli Stati Uniti non parlano più così tanto di basi biologiche o genetiche, perché nessuno studio lo ha dimostrato e ha offerto un simile riscontro. Sono molto più evidenti le cause familiari e ambientali, specialmente quella che noi chiamiamo la “classica relazione triadica” (2) costituita per il ragazzo da un padre distante, distaccato e critico, da una madre ipercoinvolta, intrusiva e talvolta dominante e da un ragazzo costituzionalmente sensibile, introspettivo e raffinato che è esposto ad un rischio maggiore di sentirsi carente nell’identità sessuale. Noi vediamo questo schema continuamente.
Noi riconosciamo che in molte persone c’è una predisposizione costituzionale all’omosessualità, ma è cosa diversa da una pre-determinazione, o da una “causa” diretta. Cioè, il ragazzo può essere costituzionalmente incline all’omosessualità, nei termini della sua costituzione passiva o delicata, e nella sua difficoltà nel creare un legame con il padre e nel sentirsi fiducioso nei confronti del mondo maschile, ma è necessaria la “classica relazione triadica” ambientale per creare un problema omosessuale a un ragazzo con questa costituzione.

Qual è la differenza tra “gay” e “omosessuale”?
E’ essenziale fare questa importante distinzione tra gay e omosessuali. Gli attivisti gay vorrebbero che noi credessimo che tutti gli omosessuali sono gay. Infatti, persino la gerarchia della Chiesa Cattolica crede che le persone omosessuali siano “gay”. Noi non crediamo che essi siano gay. La parola “gay” indica una identità socio-politica.
Omosessuale, invece, è semplicemente una descrizione di un problema psicologico, di un orientamento sessuale.
Le persone che vengono nella nostra clinica, che cercano un aiuto, hanno un problema omosessuale, ma rifiutano l’etichetta di gay. Non vogliono essere chiamati “gay” perché non si riconoscono in quella identità socio-politica e con lo stile di vita gay.

Il movimento gay è un movimento per i diritti umani?
Da un certo punto di vista lo è, è un movimento per i diritti umani, o per i diritti civili, perché tutte le persone, non importa quale sia il loro orientamento sessuale, devono godere dei loro diritti civili – comunque questo non significa che la società debba ridefinire il matrimonio; questo è un altro argomento e va oltre lo scopo di questa conversazione.
Noi crediamo che molti attivisti gay hanno usato la questione dei diritti civili o delle libertà civili come un modo per opprimere persone che stanno cercando di cambiare, persone che stanno cercando di uscire dall’omosessualità. C’è una intera popolazione di individui che sono uscite o che stanno uscendo dall’omosessualità, e questo fatto è una minaccia per gli attivisti gay, e gli attivisti gay stanno tentando di sopprimere e far passare sotto silenzio questo punto di vista, questa popolazione.

I ricercatori dicono che gli omosessuali soffrono molto. La causa di questa sofferenza è l’omosessualità o l’omofobia sociale?
Noi crediamo che ci sia della sofferenza per le persone omosessualmente orientate nella società, perché la cultura gay è minoritaria in questa società e perché gli obiettivi sociali del movimento gay costituiscono una minaccia per il corpo sociale perché i gay vogliono ridefinire il matrimonio, la natura della genitorialità, e la norma sociale fondamentale circa il sesso e il genere, perciò la società ha resistito alla normalizzazione dell’omosessualità e alla visibilità dei gay. E riconosciamo che questo sia difficile per le persone che si identificano come gay.
Comunque, ciò di cui non si parla è il disordine intrinseco nella condizione omosessuale.
Noi crediamo che l’omosessualità sia intrinsecamente disordinata (3), e contraria alla vera identità dell’individuo; e molti dei sintomi dei quali soffrono le persone gay e lesbiche non sono causate dall’omofobia sociale ma perché la condizione stessa è contraria alla loro vera natura.
Moltissimi studi mostrano che gli omosessuali sono più infelici, depressi, predisposti a tentativi di suicidio, hanno relazioni povere, sono incapaci di sostenere relazioni a lungo termine, hanno comportamenti autolesionistici e disadattati. Ma non si può semplicemente dire che tutto ciò sia causato dall’omofobia della società. In parte lo è; ma io credo che la maggior parte della sofferenza sia dovuta alla natura disordinata della stessa omosessualità – perché contrasta la nostra natura umana.

Il cambiamento è possibile?
Il cambiamento è davvero possibile. Noi vediamo sempre più individui che vogliono farsi avanti pubblicamente e dare la loro testimonianza. Cinque anni fa sarebbe stato molto difficile trovare un ex omosessuale che volesse esporsi, ma fortunatamente oggi uomini e donne che erano dichiaratamente gay e lesbiche, che vivevano lo stile di vita gay, ora vogliono discutere apertamente del loro processo di cambiamento. Molti di loro sono sposati con bambini, e gli era stato detto che non avevano altra scelta che essere gay, e che avevano un gene dell’omosessualità, e che dovevano imparare ad accettarlo, ma queste persone sono state capaci di andare a fondo nelle cause della loro attrazione verso il proprio sesso. E allora hanno scoperto che molte delle loro sofferenze erano dovute a cause emotive. E quando questi bisogni emotivi sono stati riconosciuti onestamente e soddisfatti in maniera sana, il loro desiderio omosessuale è diminuito.

Cos’è la terapia riparativa?
La terapia riparativa è un particolare tipo di psicoterapia che è applicata agli individui che vogliono superare la loro attrazione omosessuale. E’ una terapia particolare che guarda alle origini e alle cause di questa condizione, che aiuta il cliente a comprendersi, insegnandogli a capire cosa è successo nella sua infanzia, a capire gli eventi particolari che gli sono accaduti, specialmente nei termini delle relazioni con sua madre e suo padre, e ad andare oltre a tutto ciò… a sostenere il cliente nel creare quelle nuove relazioni che sono sane, che sono benefiche, e che compensano il vuoto emotivo che si è creato nel suo sviluppo.
La terapia riparativa studia davvero a fondo le tecniche che sono più efficaci nel diminuire l’omosessualità di una persona e a sviluppare il suo potenziale eterosessuale.

Quali sono le basi teoriche della terapia riparativa?
Fondamentalmente la terapia riparativa inizia, teoricamente, con la terapia psicodinamica, ossia quella che studia le forze inconsce che governano il comportamento delle persone. Dal punto di vista teorico noi crediamo che i bisogni emozionali non soddisfatti vengano espressi indirettamente sottoforma di sintomi, e nel caso dell’omosessualità come attrazione omosessuale; ma che l’omosessualità non riguardi davvero il sesso, quanto piuttosto il tentativo di acquistare soddisfazione emotiva e identificazione, completamento, attraverso il comportamento sessuale; tentativo che però non funziona, ed è questo il motivo per cui le persone vengono da noi.
Molti degli sviluppi teorici sono basati sulla teoria psicodinamica classica: noi usiamo molti concetti freudiani – come è noto, Freud (4) pensava che l’omosessualità fosse un disordine dello sviluppo, e che fosse una condizione che potesse essere soggetta a trattamento.
Anche se lo stesso Freud fu un difensore dei diritti dei gay, credeva che il trattamento dovesse essere disponibile per quelli che volevano cambiare, e noi seguiamo la stessa linea di tradizione.
Noi usiamo anche molto della “teoria dell’attaccamento” di John Bowlby (5), di quella delle relazioni oggettuali (6) e della self-psychology (7), molto popolare negli Stati Uniti. Noi lavoriamo anche con la famiglia d’origine, aiutando il paziente a comprendere le sue relazioni con la sua famiglia, il suo ruolo nella famiglia, e come il posto da lui occupato nella struttura familiare lo ha condotto al fallimento nella acquisizione del proprio genere.

Note.
(1) Il termine design, difficilmente traducibile, può essere reso con scopo, progetto, modello. Si tratta del concetto tomista di “natura”: è l’essenza in relazione alla funzione o attività della cosa.
(2) Cfr. IRVING BIEBER e coll, Omosessualità, Roma, “Il Pensiero Scientifico” Editore, 1977.
(3) Cfr. “Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa deve essere considerata come oggettivamente disordinata”, Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, § 3, 01/10/1986.
(4) Sigmund Freud (1856–1939), fondatore della psicoanalisi.
(5) John Bowlby (1907–1990), psicoanalista e psichiatra infantile, sviluppò la “teoria dell’attaccamento” sul legame affettivo tra la madre e il bambino.
(6) La “teoria delle relazioni oggettuali” riguarda lo studio delle relazioni tra il soggetto e persone esterne reali, immagini e residui di relazioni con esse e del significato di esse per il funzionamento psichico. Tra i principali interpreti di questo approccio si ricordano Melanie Klein (1882 - 1960), William Ronald Dodds Fairnbairn (1889-1964) e Donald Woods Winnicott (1896-1971).
(7) Elaborata, a partire dalla psicoanalisi freudiana, da Heinz Kohut (1913–1981), la self-psychology (o psicologia del sé) individua in una inadeguata relazione bambino – adulto lo sviluppo di un sé narcisistico.

11 comments:

Bosina said...

Ciao Etendard. Devo dire che l'articolo è molto interessante e mi fa pensare al celebre romanzo "Penelope alla guerra" di Oriana Fallaci, ambientato nella New York degli anni Cinquanta, in cui la protagonista si innamora di un omosessuale con padre assente e madre onnipresente e soffocante.
Così, solo per citare un caso letterario notissimo che si occupò evidentemente del problema in epoca non sospetta (o, almeno, non come quella odierna, dove l'argomento del giorno è sempre stranamente quello).
Veramente il romanzo della Fallaci è interessante perché definisce un triangolo amoroso: lui omosessuale depresso; l'altro -bisessuale perché da una parte è l'amico di lui e dall'altra vorrebbe conquistare lei - e la protagonista.

Un caro saluto. Come sempre ci offri ottimi spunti di riflessione.

etendard said...

Ciao Bosina. Non ho mai letto quel libro della Fallaci, ma mi fa piacere sapere che aveva colto l'elemento chiave della questione omosessualità. Mi sa tanto che un libro con dei protagonisti delineati in quel modo oggi provocherebbe la reazione scomposta dei soliti noti. Ma tant'è, chi sa fa, chi non sa insegna che omosessuali si nasce. ;-)
Un caro saluto.

Bosina said...

Carissimo, l'ho letto l'estate scorsa, volendomi fare una scorpacciata della Fallaci in previsione dell'uscita del "Cappello pieno di ciliege". Siccome sto reimbiancando :-9 ho sottosopra momentaneamente la libreria ma se mi dai tempo ti ritrovo l'anno di pubblicazione. Di sicuro fu uno dei primi romanzi di Oriana, e quel che è più certo ancora è che aveva fiuto per le tematiche etiche e non solo per le cronache dal fronte.
Effettivamente non lo leggo mai citato da nessuna "auctoritas" in materia, né nel bene né nel male: però è un dato di fatto che una delle nostre più valenti scrittrici abbia scomodato il discorso per scriverci un romanzo di forte successo. Sarà un semplice caso oppure un oscuramento voluto?
Un caro saluto anche a te.

etendard said...

Allora vedrò di recuperarlo. In libreria ho visto che è stato ripubblicato dalla Rizzoli in un'edizione che raccoglie tutti i suoi scritti.
Se posso permettermi, ti dò anch'io un suggerimento bibliografico. Sempre che tu non l'abbia già fatto, leggi "Il nemico" e "Il libraio" di Michael O'Brien, entrambi pubblicati dalla San Paolo. Per me sono veramente delle perle.

Bosina said...

Io l'ho visto anche in edizione economica singola al super assieme ad altri libri della Fallaci :-).
Grazie per il suggerimento. Manderò mio marito in missione alle Paoline!

etendard said...

ops, non mi ero accorto dell'errore! avevo scritto "ripubblicato dalla Rizzoli in un'edizione che raccoglie tutti i suoi scritti", invece che "in una collana che raccoglie tutti i suoi scritti".
dato che questa collana è proprio in edizione economica, probabilmente stiamo parlando della stessa cosa.
ciao

Ciaociao said...

Ciao etendard come va?
Anche se mi hai invitato a non frequentare più il tuo blog, cosa che ho fatto volentieri, non posso esimermi dal postare un piccolo commento dato che mi sento chiamato in causa. In quello che hai scritto, oltre a molti errori a livello scientifico, vi è anche una grossa bugia: non ho mai detto che l'omosessualità è genetica. Potrebbe esserlo, potrebbe non esserlo ma sta di fatto che non l'ho detto. La cosa poi ha poca importanza e sai perchè, perchè neanche l'eterosessualità lo è e ti sfido a trovare uno studio che dimostra l'esistenza del gene etero.
Tutto quello che ti ho scritto non è poi un mio convincimento personale, è un dato di fatto dimostarto da studi scientifici. Ultimo esempio è il rapporto dell'Apa dell'agosto 2008 a proposito della mancanza di basi scientifiche delle "terapie riparative".
Quindi non puoi parlare di "dati scientifici" relativamente agli scritti di Nicolosi.
La natura omosessuale esiste eccome, leggeti qualsiasi libro di etologia sul comportamento animale se non ci vuoi credere.
Trovo, infine, quasi esilarante il tuo commento sugli psicologi omosessuali ed incompetenti. Solo qualche esempio L’American Academy of Pediatrics, American Counseiling Association, l’American Psychiatric Association, l’American Psychological Association, la National Association of School Psychologists, la National Association of Social Workers (47700o esperti circa ma potrei andare avanti): tutti omosessuali incompetenti? Non ti sembra strano che da una parte ci sia il 99% della comunità scientifica e dall'altro i soliti due gatti (Nicolosi e Van den Aardweg) casualmente sempre strettamente legati all'ideologia religiosa, che caso! ideologia religiosa (in questo caso cattolica) che non ha nè le competenze, nè l'autorità per definire qualcosa come malattia o come disordine (in base a che cosa?).
Su una cosa hai ragione però, non c'è peggior sordo di chi non vul sentire o peggior cieco di chi non vuol vedere (la terra è piatta?).
Spero vorrai pubblicare il mio commento.
Saluti.
Walter

etendard said...

Ciao Walter, sì, ti avevo invitato a non frequentare il mio blog. Infatti, se in più di un’occasione mi hai detto come la pensi sull’argomento e se ti ho risposto, non vedo perché insisti nel passare da me per ripetere sempre le stesse cose. Forse non ti è ancora chiaro che questo è il mio blog e nel mio blog decido io di cosa parlare. Se qualcuno, com’è naturale, dissente da ciò che scrivo o pubblico è libero di comunicarmelo. Però, stabilisco io il limite: una volta che ci si è chiariti, fine della storia. Ora, visto che non vuoi proprio rassegnarti, ti rispondo per l’ultima volta, dopodiché cestinerò eventuali altri tuoi commenti.

Passiamo alle tue contestazioni. La prima è che avrei detto una “grossa bugia” sostenendo che, secondo te, “l’omosessualità è genetica”.
È vero: dato che io stavo facendo una sintesi di quanto tu avevi scritto nel mio blog e dato che questa sciocchezza delle cause genetiche dell’omosessualità tu non l’avevi detta esplicitamente, è giusto riconoscere che sono stato impreciso. Però… mi sbaglio, o tu sostieni che omosessuali si nasce? Bene, se escludi le cause psicologiche, familiari e ambientali, resterebbero solo cause genetiche a spiegare l’omosessualità. Ora, nonostante tu non abbia detto esplicitamente di dar credito alle cause genetiche, implicitamente l’hai fatto. Una conferma ulteriore di tutto ciò la tiri fuori anche in quest’ultimo commento: “la natura omosessuale esiste eccome”. Ma guarda che strano, poco prima mi avevi dato del bugiardo!!!

Per quanto riguarda il gene dell’eterosessualità, è ovvio che non esiste. Tuttavia, mentre sono solo gli scienziati-ideologi omosessualisti a cercare e a straparlare di un’origine genetica dell’omosessualità, non troverai mai uno scienziato degno di questo nome che fantastichi di un gene “etero”, oltre che di un “gene omo”. Trai tu le conseguenze.

etendard said...

Continui dicendo: “Leggi qualsiasi libro di etologia sul comportamento animale”.
Walter, gli studi sui cosiddetti comportamenti omosessuali tra animali sono ancora agli inizi e tu, come tutti i fautori dell’ideologia omosessualista, non puoi spacciare per accertato e definitivo ciò che non lo è affatto.
Per rispondere ai “tuoi” molti errori a livello scientifico, mi limito a proporti una citazione da “Abc per capire l’omosessualità”, edito dalle Edizioni San Paolo:

«Nelle specie animali con scarso dimorfismo sessuale può esistere una difficoltà a riconoscere il sesso del partner e ciò può indurre i maschi a “montare” altri individui dello stesso sesso con apparenti intenzioni copulatorie.
In casi di cattività, in assenza di adeguata rappresentazione dei due sessi, può verificarsi un’attività simil-copulatoria tra individui dello stesso sesso; in tal caso, gli elementi dominanti assoggettano al ruolo femminile i sottomessi. Non bisogna dimenticare che, per gli animali, l’essenza della femminilità consiste nell’essere sottomesso, cioè “messo sotto”, in senso propriamente fisico. Tale comportamento animale non può essere traslato nel campo dell’antropologia o della sociologia umana. La dimensione della sessualità animale risponde, infatti, a esigenze di propagazione della specie (accoppiamento) con modalità istintive, codificate, non volontariamente modificabili. La dimensione della sessualità umana è, invece, di tipo pulsionale, cioè liberamente orientabile.
Nei mammiferi è presente un organo chiamato “vomero nasale” con cui il maschio è in grado di captare i cosiddetti “feromoni” legati alla fertilità della fertilità della femmina che scatenano meccanismi istintivi di accoppiamento. Quando alcuni scienziati hanno provato a “femminilizzare” individui maschili con l’apposizione di feromoni femminili, gli individui maschili sono stati percepiti come “femmine” e quindi coperti.
Anche fra i piccioni può succedere che il piccione dominante impersoni la parte maschile e quello dominato la parte femminile. Fra le oche, dove i sessi non presentano grandi differenze esterne, si può talvolta notare un comportamento curioso tra due maschi: a ogni primavera essi provano ad accoppiarsi, ma entrambi rifiutano di essere montati.
Anche fra i lupi atteggiamenti che possono apparire omosessuali sono riconducibili ad atti di sottomissione da parte dei maschi non dominanti rispetto al capobranco.»

etendard said...

«L’etologo Irenaus Eibl-Eibesfeldt spiega che l’atto di montare un individuo dello stesso sesso può anche avere il significato di una minaccia di aggressione, o indicare un’affermazione di superiorità di rango. Tra i macachi, tale azione potrebbe avere il significato di accettazione di un ordine interno all’interno del gruppo, che serve a rafforzarne i vincoli. Il macaco superiore di rango è in genere il primo a montare, ma spesso anche gli individui di rango inferiore lo montano a loro volta: C. Koford paragona queste manifestazioni a una sorta di “saluto militare”.
La zoologa Isabella Lattes Coifmann spiega che i babbuini maschi sovente s’incontrano e si “salutano” voltando il posteriore al compagno, in una sorta di offerta sessuale di tipo femminile (pari alla dichiarazione di sottomissione) con funzione di placare l’altro, di ingraziarselo e di assicurarsi la sua protezione in caso di necessità.
La stessa zoologa riferisce che i bonobo praticano accoppiamenti normali, incestuosi e omosessuali in tutte le circostanze della vita. Queste manifestazioni rappresentano una strategia per bloccare l’aggressività altrui, per allentare le tensioni che si producono nel gruppo e per mantenere la coesione: infatti i maschi giungono all’eiaculazione solo se hanno per partner una femmina sessualmente matura.
Le spiegazioni sono, quindi, variegate e non riconducibili all’omosessualità: possono avere il significato d’imposizione del dominio, essere conseguenza della cattività, o di condizioni sperimentali innaturali, indicare una affermazione di superiorità di rango, o ancora esprimere un gesto di acquietamento, di saluto, di accettazione di un ordine all’interno del gruppo.»

etendard said...

Passiamo adesso ai tuoi “dati di fatto dimostrati da studi scientifici”.
Cito ancora una volta da “Abc per capire l’omosessualità”:

«Uno degli argomenti del movimento gay per affermare che l’omosessualità sarebbe “normale” è l’affermazione secondo la quale l’APA, nel 1973, ha cancellato l’omosessualità dal suo manuale diagnostico il DSM (Diagnostic and Statistic Manual); sulla scia di questa decisione, l’OMS l’ha cancellata dal suo manuale diagnostico, l’ICD (International Classification of Disease), nel 1991. Pochi però spiegano che questa decisione non è stato il frutto di un dibattito scientifico, ma di una operazione ideologica. Dal 1968 gli attivisti gay manifestavano alle riunioni della Commissione nomenclatura dell’APA, chiedendo e infine ottenendo di partecipare agli incontri. Da quel momento il dibattito scientifico fu sospeso e sostituito da discussioni di carattere politico e ideologico che sfociarono nel 1973 nella decisione di mettere ai voti la questione.
L’omosessualità fu derubricata dai manuali grazie a una votazione “per corrispondenza” (5816 voti a favore e 3187 contro). Nel DSM IV rimase la voce “omosessualità ego distonica” (che fu poi tolta nel 1987), espressione che in generale designa soggetti spinti verso uno stato depressivo a causa di un conflitto col proprio io. Lo psichiatra Irving Bieber commentò la votazione del 1973: “Non si può davvero sostenere che la nuova posizione ufficiale riguardo l’omosessualità sia una vittoria della scienza. Non è ragionevole votare su questioni scientifiche come se si trattasse di mettere ai voti se la terra e piatta o rotonda”.
È interessante la posizione di Robert Spitzer, che nel 1973 era presidente della Commissione Nomenclatura dell’APA. Egli, in seguito a una ricerca compiuta nel 2001 e confermata nel 2003 sull’efficacia della terapia riparativa, afferma di aver cambiato idea in merito alla possibilità di cambiamento dell’orientamento sessuale. In una dichiarazione rilasciata al Wall Street Journal il 23 maggio 2001, egli afferma: “Nel 1973, opponendomi all’opinione prevalente dei miei colleghi, appoggiai la rimozione dell’omosessualità dalla lista ufficiale dei disordini mentali. Per questo motivo ottenni ilo rispetto dei liberals e della comunità gay, anche se ciò fece infuriare molti dei miei colleghi. […] Ora, nel 2001, ho mutato opinione e questo ha fatto sì che venissi presentato come un nemico della comunità gay e così la pensano in molti all’interno della comunità psichiatrica ed accademica. Io contesto la tesi secondo cui ogni desiderio di cambiamento dell’orientamento sessuale di un individuo è sempre il risultato della pressione sociale e mai il prodotto di una razionale motivazione personale».

Walter, ti domando: cosa ti fa pensare che le pressioni ideologiche di cui è stata fatta oggetto l’APA (American Psychiatric Association) non siano esercitate anche oggi verso le altre associazioni da te menzionate? È sotto gli occhi di tutti l’emergere di omosessuali, più o meno latenti, ad ogni livello di potere e nell’ambito delle istituzioni più disparate. Ti lascia quindi così sorpreso che studiosi come Nicolosi e Van den Aardweg vengano attaccati ed etichettati come incompetenti?

Mi sono veramente annoiato di dire sempre le stesse cose. Se vuoi far qualcosa per capire, leggi qualche libro di Nicolosi (ti suggerisco “Oltre l’omosessualità” edito dalle Edizioni San Paolo) o di Van den Aardweg o lo stesso “Abc per capire l’omosessualità”. Comincia da qui, altrimenti, fa quel che ti pare.

Cordiali saluti e addio
etendard