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Veniamo da lontano, noi cattolici: anzi, siamo, almeno in Occidente, quelli che vengono da più lontano nel tempo. Nessun altro era qui quando ancora regnava la pax romana proclamata da Augusto. E ci saremo (anche se non sappiamo come ridotti: e se saremo solo un piccolo gregge e l'imponente barca di Pietro sarà ridotta ad una zattera, non ci sarà da stupirsi o da lagnarsi, perché è Vangelo) ci saremo pure alla fine della storia. (Vittorio Messori)
Analisi di una sconfitta pazza
Persa la scommessa della politica, la politica farà i conti con i temi etici
La lista per la moratoria “Aborto? No, grazie” aveva chiesto agli italiani un voto per portare in Parlamento non soltanto il dibattito sul tema cruciale, ma anche un gruppo di persone capaci di promuovere con competenza la difesa della vita maltrattata. In attesa dei numeri precisi, che ancora non conosciamo, va riconosciuto senza indulgenza che così non è stato: il risultato delle urne è disastroso, anche se meritano un grazie tutte le persone che invece alla nostra scommessa politica hanno creduto. Ma scommessa politica era, appunto. E dunque sconfitta politica: non siamo riusciti a tradurre nel linguaggio di una competizione elettorale la forza di un dibattito culturale, civile, etico. Va riconosciuto l’errore di metodo: una lista “single issue” non era il modo efficace per fare politica attorno a una questione decisiva come l’aborto, l’eugenetica e la manomissione della vita umana. E’ stato un errore anche scommettere di potercela fare lottando a mani nude, con un’organizzazione volontaria e generosa ma largamente improvvisata. Senza l’apparentamento su cui si era inizialmente confidato, correre da soli, e anche con un certo orgoglio di farlo, è stata una scelta avventurosa, dunque imprudente, tanto più grave in una campagna a polarizzazione spinta e dominata all’orizzonte dal voto utile.
Que rest-il de nos amours? Tutto ovviamente, una volta pagato pegno al conteggio delle schede, per quel che riguarda ragioni, idee, passione di una battaglia che troverà la strada per proseguire sul terreno su cui è partita: cultura, idee, informazione, agitazione. Tutto resta della splendida avventura umana intrapresa con i candidati e i sostenitori di una lista che fin da subito abbiamo definito pazza. Gli italiani hanno dichiarato che non si fa partito sull’aborto. Ma la pillola Ru486, il testamento biologico, i protocolli applicativi della legge 194 e le linee guida della legge 40 sulla fecondazione artificiale saranno tra i primi temi con cui il governo dovrà misurarsi e su cui, in Parlamento, un cospicuo corpo trasversale darà battaglia. Insomma, i temi etici possono essere tenuti fuori dalla campagna elettorale, ma non dall’attività del governo e del Parlamento. Intorno alla vita maltrattata non si fa politica elettorale nel modo da noi scelto, ma si dovranno prendere decisioni dure e difficili. Speriamo buone decisioni e buone leggi. Resta, ultimo ma non ultimo, che l’insorgenza della biopolitica è un fattore destinato a crescere. Si tratta della sconfitta di una lista pazza, attraverso la quale è però stata rotta una opaca congiura del silenzio.
Io non sono politico raffinato e soprattutto sono vescovo, perciò non posso dirti se la tua lista abbia o no una convenienza politica, ma sono lieto di dirti che la tua è una limpida testimonianza ideale, e ti posso assicurare che non gli intellettualoidi delle grandi città ma il sano popolo cattolico riconosce la tua grandezza umana e perciò, lasciamelo dire, almeno implicitamente cristiana.Non so se mia moglie ed io apparteniamo al “sano popolo cattolico” di cui parla il vescovo, però, l’occasione di votare a difesa della vita dal concepimento alla morte non ce la siamo lasciata sfuggire.
“Vi piace che ogni anno nel mondo ci siano 50 milioni di aborti? A me no! L’aborto è maschio, come voi che contestate”, dirà a fine giornata Ferrara.A mio parere, c’è del vero nell’opinione di Ferrara che l’aborto è maschio, ma sostenere che le contestazioni di piazza a Bologna siano state il prodotto di un modo maschile di esprimere dissenso è una grossissima sciocchezza. È come dire che essere incivili è tipicamente maschile, che essere intolleranti è tipicamente maschile, che la prevaricazione del diritto di opinione e di parola altrui è insito nel maschile.
Perché Fitna deve essere visibile online
I vertici delle istituzioni europee e di quella vergogna chiamata Organizzazione delle Nazioni Unite hanno fatto a gara nel condannare la pubblicazione online di Fitna, il film sull'islam del leader politico olandese Geert Wilders. Solita reazione spaventata dei dhimmi, che in nome dell'appeasement ogni giorno sono pronti a rinunciare a una nuova fetta delle loro libertà. Una scelta vergognosa sotto molti aspetti, che vanno oltre la ragione principale e più ovvia, ovvero la difesa della libertà d'espressione. Sono gli stessi motivi che mi hanno fatto pubblicare Fitna su questo blog. Ne cito due.
Primo. Nel film non vi è nulla di falso. Fitna è un documentario girato con materiale di archivio, intervallato con citazioni originali del corano. Tutto materiale la cui veridicità nessuno può contestare. Roba risaputa, che gli interessati all'argomento (e non solo) conoscono benissimo: gli attentati in Europa e negli Stati Uniti, l'indottrinamento antisemita dei piccoli palestinesi, gli imam che invitano i fedeli a conquistare l'Europa, il trend demografico che nel giro di qualche generazione minaccia di ridurre in minoranza (come già avvenuto in molte città) gli "autoctoni" europei, le impiccagioni pubbliche degli omosessuali nell'Iran di Mahmoud Ahmadinejad.
Secondo. L'intento del film non è offensivo. E infatti, pur avendo imbarazzato le pavide autorità delle organizzazioni sovranazionali occidentali, non sembra aver turbato i primi che avrebbero dovuto sentirsi offesi, ovvero gli islamici olandesi. Copio e incollo l'articolo apparso su Liberazione il 29 marzo, in pagina 10, titolato "Olanda, flop del film anti-Islam. Wilders non riesce ad offendere". Distinguete bene i fatti dalle opinioni che vi sono contenute, e tra poco vedremo perché.
Molto rumore per nulla. O quasi. Per ora, a quanto sembra, le comunità islamiche olandesi non avrebbero granché da ridire sul temuto "Fitna", il film del deputato dell'estrema destra dal biondo ciuffo Geert Wilders che nelle intenzioni avrebbe dovuto aprire gli occhi al mondo sulla natura violenta e intollerante dell'Islam. La pellicola, oggetto di aspro dibattito governativo e dallo scarso valore cinematografico, è andata infine su internet. Alcuni leader musulmani olandesi hanno dichiarato che le immagini «non sono così brutte come ci si attendeva» e hanno aggiunto che il loro maggiore timore era di vedere il Corano bruciato o le sue pagine lacerate. Gli esponenti musulmani hanno spiegato che le immagini mostrate «sono quelle che tutti già conoscono» e hanno aggiunto polemicamente che il film la dice più lunga sul suo autore che sul Corano. Potrebbe quindi essere un "flop" la pellicola che ha ottenuto l'unico scopo di puntare i riflettori sull'astuto rampante Wilders, che con la xenofobia e l'allarme immigrazione si sta costruendo una fulminante carriera politica nella una volta tollerante Olanda. Niente effetto "vignette sataniche" insomma, come avvenne in Danimarca e come Wilders sembrava quasi augurarsi. Anzi, la notizia più divertente è che proprio uno dei caricaturisti danesi, Kurt Westergaard ha annunciato azioni legali nei confronti di Wilders, definendo un abuso l'uso della sua caricatura di Maometto all'inizio e alla fine del film. Il disegnatore ha annunciato che chiederà alla magistratura di vietare «Fitna». Le rezioni del governo olandese e di molti giornali sono state quasi tutte di condanna. «Perverso e offensivo» per Pieter van Geel, capogruppo parlamentare del partito cristiano-democratico, al governo, o un film che ricorda quelle opere di propaganda tipiche dei regimi totalitari per il quotidiano "de Volkskrant".
Dunque, leggendo questo articolo, si apprende che Fitna è risultato indigesto a qualche olandese politicamente corretto, mentre i più equilibrati tra i rappresentanti degli immigrati olandesi hanno reagito con un'alzata di spalle: materiale «che tutti già conoscono», dicono giustamente. Visto il casino che ci aveva montato sopra la sinistra europea, si attendevano di peggio anche loro.
I compagnucci di Liberazione, spiazzati, provano comunque a uscirne fuori nel peggiore dei modi: scrivono che Wilders avrebbe voluto offendere gli islamici, creare un caso tipo quello scatenato dai "Versetti satanici" di Salman Rushdie e, sull'onda di questo bordello, dare una spinta alla sua carriera politica. Non essendoci riuscito, l'accusano di aver fatto flop.
Ma quello che scrive Liberazione è falso. Avesse voluto davvero far imbestialire tutti i musulmani, a Wilders sarebbe bastato filmare lo strappo di una pagina dal corano. Niente di più facile. Se non lo ha fatto è perché evidentemente le sue intenzioni erano altre. Alla fine del film si vede una mano che afferra una pagina del corano. Si ode un rumore di strappo, ma la telecamera è già spenta. Una scritta avverte che quel suono è stato registrato dallo strappo di una pagina dell'elenco telefonico. Spetta agli islamici, avverte Wilders, cancellare i versi intrisi di odio dal loro libro sacro.
Il resto, quello che sostiene Wilders, e cioè che l'islam vuole conquistare l'Europa e cambiare per sempre il nostro modo di vivere, lo dicono anche tante autorità religiose e politiche islamiche, e lo hanno gridato molti manifestanti musulmani nelle strade europee. Se qualche islamico (e certamente tra di loro ce ne sono molti) ha intenzioni diverse e si sente offeso da queste frasi, è con chi le urla che deve prendersela, non con chi ne filma gli autori e li mette in rete.
Post scriptum. Intanto Live Leak, il sito su cui Wilders aveva fatto pubblicare Fitna, e che inizialmente era stato costretto a impedirne la diffusione, lo ha rimesso online. Bene così.